È un Moratti a 360° quello che si è confessato a La Gazzetta dello Sport. Ha parlato di Mazzarri, di Thohir e anche di Kakà: “Mazzarri è stato preso proprio perché fosse una roccia, la nostra certezza, il punto fermo e d’appoggio di tutto. Si sarebbero potute fare altre scelte che potevano sembrare anche coraggiose, nuove, divertenti. Invece il tentativo è stato quello di prendere una persona concreta, umile, che impara e ascolta. Non nel senso che ascolta me, ma i giocatori e l’ambiente; e che ha la forza delle sue idee. Mi piaceva, poi, il fatto che fosse un grande lavoratore, con esperienza, mi dava quindi l’idea che fosse un punto di riferimento dal punto di vista tecnico. Senza voler togliere nulla al passato, ma adesso c’era questa necessità. La partita contro la Juventus attira molto – continua Moratti – non inventiamo niente nel dire che davanti a due squadre che vincono bene c’è il pubblico interessato a capire quanto di vero ci sia in tutto questo. Poi c’è il tifoso, la passione, e la voglia di battere la Juve che rientra nel bello del calcio e di questa partita”.
Il patron nerazzurro ha poi parlato di Thohir: “ Stiamo lavorando ma non attendetevi novità a breve”. E la battuta finale è su Kakà, appena tornato al Milan: “Il mio sogno proibito? Nelle ultime ore avrei voluto prendere Kakà!“
