Il grande e indimenticato Vujadin Boskov era solito tirar fuori delle assolute perle di filosofia calcistica. Una delle più famose è sicuramente “la partita finisce quando fischia l’arbitro”.
In termini puramente pratici c’è ben poco da contestare, ma sappiamo benissimo che determinate partite non terminano col fischio finale dell’arbitro, e Juventus 3-2 Roma di 2 settimane fa rientra sicuramente in questa categoria.
La partita dello Juventus Stadium non è finita per i tifosi che ancora ne parlano e per lungo tempo ne parleranno e non è finita per i giocatori che non hanno paura a lanciare la provocazione.
L’ultimo commento a lasciare tutti con l’amaro in bocca è stato quello di Massimo Moratti, ex azionista di maggioranza e attuale Presidente onorario dell’Inter, che intercettato da alcuni giornalisti si è lasciato scappare un “non è cambiato niente”.
Il riferimento a Calciopoli e a tutta la gestione Moggi è troppo evidente per trovare seconde interpretazioni, e riapre per l’ennesima volta una ferita che nel calcio italiano ha lasciato un danno d’immagine notevole.
Una cosa però è da specificare: in un momento così teso e con tutte queste polemiche che non si placano, la frase del presidente Moratti è assolutamente inopportuna e lancia delle accuse velate che non hanno nessun fondamento.
La calma aiuterebbe tutti a rasserenare gli animi, ma ciò risulta in possibile se i primi ad alimentare il fuoco sono personaggi capaci di avere una grossa influenza sul pubblico.
Il campionato continua e l’ormai celebre big match appartiene al passato, per migliorare davvero sarà meglio che se ne facciano tutti una ragione: Juventini, romanisti, filo-juventini e filo-romanisti.