Il mondo del calcio è sotto shock per la morte di Mattia Giani, 26enne calciatore del Castelfiorentino United morto dopo un malore accusato in un campo di periferia dell’Eccellenza toscana, a Campi Bisenzio (al Ballerini, lo stadio del Lanciotto).
“Un ragazzo di una solarità unica con entusiasmo alla massima potenza, trasmetteva entusiasmo a chi gli stava vicino. Lo avevo già allenato al Tuttocuoio, fra noi c’era una empatia estrema, non ci sono parole per descrivere la qualità morale e umana di Mattia che comunque era anche un giocatore in grado di far divertire in campo”. Così Nico Scardigli, allenatore di Mattia, ricorda il giovane calciatore.
“Mi dite che il padre ha inoltrato una denuncia, lui era al campo ed è legittimato a dire ciò che ha visto e che ritiene giusto”, ha detto Scardigli. Il padre del calciatore ha denunciato l’assenza di un medico: “il defibrillatore non è stato usato”, le parole del parente del calciatore.
Scardigli continua: “l’aspetto della salvaguardia di ogni atleta di qualsiasi sport, va potenziato dalle Federazioni e anche dalle società, però può accadere che nella fatalità le predisposizioni possano non bastare. Nel calcio dilettantistico ci sono ogni fine settimana un’infinità di partite, pensa che accanto a ogni terreno di gioco ci siano gli strumenti sanitari al gran completo è difficile, però, si può e si deve migliorare questo aspetto”.
La reazione dei compagni
“In questo momento i ragazzi sono distruttivi. Ci ritroveremo, ci chiuderemo nello spogliatoio, domenica non si gioca grazie alla sensibilità della Federazione. Io e lo staff abbiamo un’età diversa dai ragazzi, dobbiamo fare capire ai compagni di Mattia che il miglior modo di ricordarlo è tornare a fare al meglio quello che lui amava. Certo in questo momento non possiamo continuare con l’entusiasmo di sempre, ma nelle prossime partite daremo il meglio, quando torneremo a Campi Bisenzio per ultimare la partita sospesa, sarà un contraccolpo grandissimo”, continua Scardigli.
C’è paura tra i compagni di squadra di Mattia ora? “La paura può affiorare, far capolino, in noi dello staff e soprattutto nei ragazzi, nei compagni. Ma magari proprio i giovani hanno la capacità di metabolizzare più rapidamente questa tragedia. Sta a noi cancellare la paura nei compagni di Mattia, toccare le corde giuste per dargli la tranquillità di completare questa stagione”.
