“L’anno scorso tutti volevano il Liverpool campione: i media, la gente. Nessuno però diceva che non giocavano la Champions, che sono stati favoriti da alcune decisioni importanti e sentivo che quel giorno era tutto pronto per la loro celebrazione”. Inizia dal ricordo di uno dei momenti cruciali della scorsa stagione in Premier League, la lunga intervista concessa da Josè Mourinho all’ex capitano del Manchester Utd Gary Neville per il Daily Telegraph. “Ho detto ai miei ragazzi: vogliono che facciamo i clown al circo. Ma il circo è qui, il Liverpool deve essere campione. Voi non volete sia così vero? Mi risposero di no”, ha aggiunto lo Special One. Il Chelsea vinse infatti quella partita 2-0 e diede il via alla rimonta del City ai danni dei Reds. “Ci obbligarnono a giocare di domenica, a pochi giorni da una semifinale di Champions. Non potevamo accettarlo, non capivamo come una squadra che rappresentava l’Inghilterra in Europa non poteva ottenere di giocare di sabato”, ha detto ancora velenoso Mou. Il tecnico lusitano ha trovato il suo habitat naturale al Chelsea, tanto che alla domanda di Neville se gli proponessero un prolungamento di altri sei anni ha replicato: “Firmerei domani. Voglio rimanere nel calcio inglese e al Chelsea, perché penso che ho vinto la destra. Mia moglie dice che ho vinto abbastanza, ho fatto abbastanza e ho creato una situazione buona per la famiglia. Ma dice anche che ho il diritto di fare ciò che voglio. Ma purtroppo tutto dipende dai risultati”.
Parlando del suo Chelsea, Mourinho ha detto: “L’anno scorso la squadra era instabile. Questa stagione siamo migliorati con Diego Costa e Fabregas, senza dubbio. Sotto l’aspetto tecnico e tattico rappresentano il tipo di giocatore che ci serviva. Molti non si rendono conto della maturità del nostro team, della personalità: è cambiato un sacco”. I Blues alla ripresa dei campionati guidano con cinque punti di vantaggio sul City campione. “Non sono niente. Il City ha tutto, ha un sacco di talento e fisicità. Hanno più opzioni di tutti”. Chelsea che può contare su un Hazard in grande ascesa. “Ho avuto una conversazione con suo padre che mi ha detto di avere un figlio meraviglioso, un padre meraviglioso, un marito meraviglioso. Ma vuole che lui sia anche un giocatore meraviglioso, con più tenacia, aggressività, ambizione, ego personale. E che io potrei dagli queste cose. Ma io non voglio cambiarlo, i giocatori non sono macchine. Ad Hazard ho detto solo: non essere velice quando fai belle giocate, ma quando fai qualcoda che ci fa vincere le partite”.