Un talento che sembrava destinato ad essere sprecato e che invece potrebbe aver trovato un nuovo punto di partenza. Questo almeno, è quello che si augura Luis Muriel, pronto a cominciare la sua nuova esperienza nella Sampdoria: “Io e il mio agente Lucci volevamo a tutti i costi venire a Genova. Se fosse saltato tutto, pensavo che tornando a Udine sarei “finito”, non ce l’avrei fatta più. Ferrero non mi conosceva però mi ha dato subito affetto. Le sue parole sono state una spinta in più. E poi Mihajlovic: dal primo incontro mi ha fatto capire quanto ci teneva a me. Venire da un anno e mezzo in cui non fai bene e trovare un allenatore che ti vuole così per me è stato importantissimo”.
Muriel spera di non far rimpiangere un altro grande attaccante, che ha da poco abbandonato Genova: “Mihajlovic gioca col 4-3-3, lo faceva anche con Gabbiadini, e mi vede da esterno, proprio come lui. L’ho già fatto al Granada, mi viene bene, e con la voglia che ho farei qualsiasi sacrificio. Stiamo facendo un gran campionato, sarebbe bellissimo centrare la qualificazione in Europa League”.
Muriel però qualche sassolino dalla scarpa se lo toglie, soprattutto con chi lo ha accusato di avere problemi di peso: “Prima non avevo mai avuto problemi del genere. Guidolin in quel caso sbagliò, mi mise una croce addosso che non meritavo. Arrivai in ritiro con 83 chili, dovevano essere 81. Poi mi misi a posto, ma lui continuava a parlare del mio peso. Ero appena arrivato, un ragazzino, per rispetto non dicevo niente. Ma ho dimostrato coi fatti di stare bene: 11 goal in mezzo campionato”.
Problemi solo di peso con l’allenatore dei friulani? Non solo: “Nell’anno degli 11 goal ero più libero. Poi hanno chiesto cose che prima non mi chiedevano, tipo correre dietro a tutti. Quello che aveva fatto, e bene, Alexis Sanchez, solo che io non ho quelle caratteristiche. Così facevo una gran fatica, partivo molto dietro e arrivavo stanco negli ultimi metri Iniziavo anche a non esserci con la testa, era ora di trovare un ambiente e delle motivazioni nuove per ripartire”.
Adesso però il giovane attaccante vuole ricominciare a segnare, per emulare il suo grande idolo e ritrovare un posto in Nazionale: “Il mio primo mito a livello internazionale è stato Ronaldo, anche perché crescendo ho scoperto qualità che da bambino non avevo e che lui sfruttava al massimo: velocità, progressione, cambio di passo. Sono stato ad un passo dai Mondiali. Mi hanno detto che non c’ero un giorno prima di partire. È stata dura, ma anche quella è una motivazione in più. “Non mi può succedere di nuovo”, mi sono detto. Con James Rodriguez abbiamo fatto lo stesso percorso. Ci sentiamo sempre, anche lui è rimasto lo stesso: mi racconta del Real, mi dice che la pressione su di loro è forte perché devono vincere sempre ma che è un altro mondo, oltre anche quello che immaginava.”