Tutti, almeno una volta nella vita, dovrebbero provare ciò che si prova ad essere tifosi del Napoli alla vigilia di un Napoli – Real Madrid. Tutti dovrebbero sentire la pelle d’oca che solo il San Paolo dà all’urlo “the Champions”. Tutti dovrebbero sentirsi parte di un popolo che unito, spalla a spalla, ha vissuto un sogno. L’attesa di una incredibile remuntada piano piano ha lasciato il posto alla realtà.
L’urlo che è esploso dal San Paolo prima dell’inizio del match ha fatto tremare le gambe a gente che ha vinto Champions League, Mondiali ed Europei. Ogni singolo tifoso azzurro ha iniziato ad accarezzare il sogno che per scaramanzia non aveva voluto neppure nominare. In campo c’era una squadra che dominava e l’altra che si difendeva e ripartiva come la più piccola delle provinciali. Con quel pubblico alle spalle tutto era possibile.
Così, quando Mertens ha gonfiato la rete – per dirla alla Auriemma – sullo splendido assist di Hamsik, non è stato soltanto un semplice goal. La gioia del goal, la speranza di riuscire in un’impresa incredibile, la voglia di sovrastare i campioni in carica. Il sogno iniziava a materializzarsi. Per 45 minuti in campo il Napoli di Sarri ha dispensato lezioni di tattica al Real Madrid. Poi all’improvviso Ronaldo ha provato a spaventare il San Paolo ma il suo tentativo si è infranto sul palo. Un segnale.

Sembrava tutto perfetto. Anche la fortuna stava facendo la sua parte. Poi qualcosa è andato storto. Si è iniziato a capirlo quando l’erba scivolosa ha spinto un pallone calciato da Mertens sulla parte esterna del palo alla destra di Keylor Navas. Pochi centimetri, non più di trenta, sarebbero bastati per mandare in estasi quella folla immensa ed avvicinarsi di un altro passo all’insperato traguardo. Quarantacinque minuti giocati da top team, mettendo il Real alle corde.

La BBC (Bale, Benzema e Cristiano) tenuta a bada senza neanche troppi patemi d’animo. Poi, come dopo ogni bel sogno, arriva la sveglia. Una sveglia chiamata Sergio Ramos. Il solito calcio d’angolo, il solito colpo di testa, il solito goal. Talmente ripetitivo da iniziare ad essere banale. E poi di nuovo. Ancora da angolo, ancora di testa. Due colpi in rapida successione che buttano il Napoli al tappeto, fuori dall’Europa. Quello che resta è comunque magnifico. Una città in festa, uno stadio pieno in ogni suo centimetro. Un primo tempo dominato. Uno spettacolo irripetibile.
I sogni non sempre si realizzano e anche stavolta non era il momento. Ma il Napoli c’è. È vivo tra le big del calcio europeo. Il merito è di un allenatore che insegna calcio e di un presidente che ha saputo (ri)portare il Napoli stabilmente tra i migliori club europei. Oltre “al Napoli”, c’è anche Napoli. La cornice ideale in cui costruire i successi di oggi e di domani. Contro i poteri forti, contro i pronostici, puntando soltanto sugli uomini giusti e sulla gente meravigliosa che ci ha trasmesso delle emozioni uniche. Il Napoli contro il Real ha perso, ma ha dimostrato a tutta l’Europa di avere tutte le carte in regola per vivere la Champions League – ancora – da protagonista.