E’ chiaro a tutti che il calcio italiano non stia vivendo un momento particolarmente intenso. Non è un caso che i quarti di finale raggiunti ad Euro 2016 siano stati visti, fondamentalmente, come un risultato importante per quelle che erano le aspettative azzurre. A spiegare questa sorta di ‘disagio’, che va avanti da tanto tempo, è la mancanza di attaccanti di grande prestigio. Poniamo una domanda, cui non è certo facile rispondere: chi è, ad oggi, il miglior attaccante italiano? Difficile, se non impossibile dare una chiara risposta. In ballo tanti nomi: da Zaza a Pellè, da Eder a Berardi, da Pavoletti a Belotti. Buoni giocatori ma che, ad oggi, non hanno dimostrato di valere quanto illustri predecessori quali Vieri, Inzaghi e Toni, con cui il confronto è impietoso. Nella speranza che giovani come Berardi e Belotti possano presto smentirci, intendiamo focalizzarci su un calciatore che, ad oggi, rappresenta una sorta di mistero: parliamo di Manolo Gabbiadini.
Classe 1991, al Napoli dal gennaio 2015, non gli è mai stata fiducia. E se prima c’era un certo Gonzalo Higuain a costringerlo in panchina, si rimane davvero interdetti di fronte ad una società, quale quella partenopea, che non solo compra Arkadiusz Milik, ma fa di tutto per aggiungere alla rosa anche Mauro Icardi. Come a voler dire, pur se non esplicitamente, che la fiducia riposta in Gabbiadini è poca. Eppure il ragazzo ha dimostrato di avere doti importanti, le volte in cui è stato utilizzato: fisico di tutto rispetto, buon fiuto del goal, ottime doti tecniche, molto versatile al punto da poter ricoprire qualunque ruolo offensivo. In Serie A, ad oggi, ha giocato 145 partite e segnato 35 goal: se consideriamo che la maggior parte degli incontri l’ha disputato da subentrato, ci rendiamo conto di come sia una media di tutto rispetto. Senza dimenticare le 6 reti firmate in 12 match di Europa League e i 7 goal in 12 sfide di Coppa Italia.

Insomma, quale è la colpa di questo ragazzo? Davvero dobbiamo accodarci ai teorici del “i calciatori italiani non vengono considerati?”. Un ragionamento troppo facilone che, però, in questo caso rischia di essere pertinente. Probabilmente, però, lo stesso Gabbiadini ha delle colpe. Su tutte, forse, quella di avere un carattere troppo morbido. Perché a volte la polemica è un male necessario, per potere essere presi in considerazione. Gabbiadini merita una chance, e per chance non intendiamo presenze sporadiche da mettere assieme a fine campionato oppure contro avversari deboli oppure ancora nelle coppe considerate minori. Gabbiadini ha il diritto di dimostrare quel che vale e, solo in quel caso, essere messo in secondo piano. E, a quel punto, sarà il diretto interessato ad avere il dovere di segnare con continuità. E far vedere a tutti, magari, di essere il miglior attaccante italiano. Che Gabbiadini, ad oggi, ha tutte le carte in regola per poter essere considerato tale.