Perché il tifoso-medio del Napoli non riesce a godersi il successo? Perché il tifoso-medio del Napoli non riesce ad essere oggettivo? Perché il tifoso-medio del Napoli non riesce a tifare PER la propria squadra incondizionatamente al posto di trovare sempre qualcuno da “cacciare”?
A Napoli c’è sempre un colpevole. Di cosa, non si sa, ma c’è un colpevole. È un assurdo susseguirsi di cacce all’uomo, o agli uomini. In passato il nemico da combattere si chiamava “difesa a tre”. Ma poi venne Conte in Serie A e dimostrò che la “difesa a tre” era capace anche di vincere, oltre che lottare per non retrocedere. I campionati finirono, Mazzarri partì per conquistare il suo amore di sempre, l’Inter.
A Napoli arrivò uno dei tecnici più vincenti in attività, Rafa Benitez. Champions League, Europa League e Coppa Intercontinentale sono già nella sua ricca bacheca. Tutti d’accordo, quindi? Nemmeno per sogno. “Ma chi è sto Benitez? È meglio se se ne va”. Eh già. Anche il buon Rafa, che in un anno ha vinto tanto quanto Mazzarri in tutta la sua storia azzurra, non va bene. Non va bene che finalmente si fanno anche dieci (10), ripeto dieci (10) passaggi di fila. Non va bene aver giocato una Champions League da protagonisti lo scorso anno uscendo soltanto perché la Dea Bendata si era leggermente distratta. Non va bene nulla. Perché il tifoso-medio del Napoli ha sempre da ridire e da contestare.
Vero è che ci sono stati degli incidenti di percorso (Athletic Bilbao su tutti) che non sarebbero dovuti accadere, ma le vittorie si costruiscono sulle sconfitte e soprattutto si costruiscono stando uniti. Non è l’unico responsabile, però, Benitez. Infatti l’”uomo cattivo” risponde al nome di Aurelio De Laurentiis. Sì, avete capito bene.
Colui che ha preso una macchina allo sfascio e l’ha rimessa a lucido riportandola ai vertici del calcio italiano e non solo per alcuni è un “responsabile”. Ma di cosa? Boh, questo non è dato saperlo. Forse ai tifosi napoletani, da sempre abituati a “successi nazionali ed internazionali”, stanno stretti i secondi e terzi posti.
Forse i tifosi del Napoli non si ricordano che gli anni appena precedenti l’era-De Laurentiis non erano dei più luminosi. Gli azzurri facevano su e giù tra A e B e il giocatore più talentuoso a calcare il San Paolo si chiamava Matuzalem, uno che negli anni ha dimostrato di saper usare i piedi più per randellare che per giocare a calcio. Per vincere c’è bisogno di comunione di intenti, tra tutti, tifosi compresi. Il Napoli dovrebbe ripartire quel coro “HI-GUA-IN, HI-GUA-IN” intonato dal San Paolo nel corso di Napoli-Verona quando l’argentino ancora non aveva segnato neanche un gol. Il risultato? Higuain ha ripagato tutti con una tripletta.
Ma vuoi vedere che stando uniti e incitando la squadra anche nelle difficoltà se ne esce vincenti?
Donato D’Aiuto