Napoli, Sarri scalpita: “Esperienza bellissima, sono arrivato in una piazza difficile”

Il tecnico dei partenopei, Maurizio Sarri, ha svelato anche qualche retroscena sulla trattativa che lo ha portato, alla fine, a diventare il nuovo allenatore del Napoli

Maurizio Sarri scalpita. L’ex tecnico dell’Empoli, tra i principali artefici della salvezza dei toscani nella stagione che si è appena conclusa, non vede l’ora di iniziare la sua nuova avventura sulla panchina del Napoli. L’allenatore, nato proprio nella città partenopea nel gennaio del ’59, pur essendo felice per la questa sua nuova esperienza, è convinto che quella di Napoli sia una piazza difficile. “Lo stato d’animo – ha detto Sarri, ospite al ‘Perlamora Festival‘ – è lo stesso di quando sono arrivato nelle altre piazze, non dipende dal bacino d’utenza. Ho visto 25 partite in vacanza, lo faccio sempre quando cambio club”.

L’ex tecnico dell’Empoli racconta anche alcuni retroscena: “Ho rischiato di stare fermo, durante una trattativa con la Sampdoria mi arrivarono dei messaggi da una delle squadre più importanti per non farmi firmare, poi il giorno dopo questo grande club ha preso un altro. Mi sono sentito in dovere di dare le dimissioni ad Empoli, nonostante due anni di contratto, perchè non potevo poi alla fine tornare lì per non restare fermo. Il giorno dopo – ha proseguito l’allenatore partenopeo – è arrivata la proposta di De Laurentiis, trattativa lunga e problematica, durata 7-8 giorni. Lui è un uomo intelligente, è stata una settimana snervante, ma finita bene”.

Sarri, dunque, non vede l’ora di iniziare questa avventura: “So che sarà un’esperienza bellissima ma molto difficile, le tensioni dei media sono pesanti, ma ce la metterò tutta senza prendere l’esaurimento nervoso. Anche perchè se mi diverto io si diverte la squadra ed è questo che alla lunga porta risultati”.

Da Benitez a Sarri. In molti, forse, non avranno condiviso questa decisione della società: “Con lo scetticismo combatto da sempre. Ci sono abituato…Napoli è una piazza importante, abituata a nomi internazionali, ma ci ho fatto l’abitudine. E’ chiaro che Napoli non è Empoli, dove uno può fare l’allenatore con una cultura dei giovani e del settore giovanile, anche farsi seguire dai giocatori che vengono da altre metodologie con stipendi diversi e carriere diverse. Vedremo se il mio modo di allenare sarà idoneo a questa squadra”.