Napoli, troppe cose non vanno: a Sarri il compito di invertire la rotta

Il Napoli ad inizio stagione era considerato il più credibile antagonista della Juventus. Dopo un avvio importante, però, la squadra di Sarri sembra essersi smarrita, come dimostra la classifica attuale: sesto posto con appena 21 punti in classifica, 9 in meno dei bianconeri. Ma cosa è successo ai partenopei? Perché non sono più riusciti a tenere il ritmo non solo dei Campioni d’Italia ma anche della Roma? Inevitabile cominciare dalla questione centravanti, che parte da molto lontano. Tutto è iniziato con la cessione di Higuain cui, però, si è ovviato portando dalle parti del San Paolo il polacco Milik, subito dimostratosi all’altezza del ruolo di prima punta titolare. Purtroppo, però, il grave infortunio occorsogli ha dato una tremenda mazzata ai piani di Sarri. Gabbiadini, quando chiamato in causa, ha palesato una chiara mancanza di carattere ed una certa inadeguatezza nel fare la parte del padrone d’area di rigore. Ed anche l’altra soluzione, con Mertens nel ruolo di ‘falso nueve’, ha avuto un effetto molto palliativo. Va da sé che, mancando i goal, la strada si fa in salita.

Ma c’è dell’altro. Gli esterni difensivi non sono più impeccabili come un anno fa. Sia Ghoulam che Hysaj hanno commesso degli errori cui non ci avevano abituati. Stessa cosa dicasi per Reina, assoluto responsabile sul goal di Keita: lo spagnolo non è più la sicurezza di un tempo. Ed a proposito di spagnoli, doveroso fare riferimento a Raul Albiol. Tanto criticato quando presente, tanto invocato adesso che sta accusando vari problemi fisici: al suo posto si sono alternati Maksimovic, utilizzato col contagocce e parso un pesce fuor d’acqua, e Chiriches, dal quale non si può pretendere chissà cosa. Lo stesso Jorginho pare aver perso la rotta ma, almeno lì, Sarri è stato abile nell’avvicendarlo con Diawara, calciatore dal talento indiscusso e che può solo crescere. Discorso simile per Allan, talmente appannato al punto da finire spesso in panchina, a favore di Zielinski. Insomma, le cose non vanno particolarmente bene, è il segreto di pulcinella.

Ma quante responsabilità ha, in tutto ciò, Sarri? Ne ha, perché una grande squadra, quale il Napoli è, dovrebbe avere la capacità di ovviare anche al grave infortunio capitato alla propria punta di diamante. Cosa che i campani, ad oggi, non hanno saputo fare. Ma al tecnico toscano si imputa anche una gestione totalmente incomprensibile dei nuovi acquisti: Tonelli non si è mai visto, idem Rog e, praticamente, Giaccherini. Di Maksimovic abbiamo già detto e Diawara ha preso confidenza con l’undici titolare solo da poco. In sintesi, Milik escluso, il solo Zielinski è stato utilizzato alla stregua di un titolare. Per il resto, siamo quasi al livello di comparse. Finito qua? No, perché va detta qualcosa anche sul rapporto tra Sarri e De Laurentiis, non più essere particolarmente idilliaco. Qualche settimana fa il patron del Napoli invitò il proprio tecnico a non lamentarsi degli arbitri, dopo che questi aveva auspicato, al riguardo, una presa di posizione della società. E più recente è il suggerimento dato dallo stesso presidente in merito ad un cambio di modulo, così da poter sfruttare meglio Gabbiadini. Suggerimento che, ovviamente, Sarri non ha colto, rispondendo anzi, pubblicamente, che certe cose avrebbe preferito sentirsele dire di persona. Per chiuderla, la situazione non è affatto florida. Guai, però, ad usare toni catastrofici. Siamo ancora, ampiamente, ad un punto in cui le cose possono cambiare. Serve ridare morale, prima di ogni cosa, ad una squadra in cui il solo Hamsik non può sempre portare la croce. Lo slovacco, in questo momento opaco, rappresenta l’appiglio fermo e saldo cui aggrapparsi. Non può bastare, urge invertire la rotta: a Sarri il compito di farlo.