Nazionale, Conte detta le regole: “qui l’io resta a casa!”

Antonio Conte ha costruito gli straordinari successi della sua ancora breve carriera da allenatore con una parola d’ordine “Noi“. Lo stesso concetto che da meta’ agosto ha imposto nella Nazionale azzurra perche’, come spiega in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera “il talento da solo non basta la mia e’ una squadra e chi pensa con l’io puo’ restare a casa”. Prima di parlare della sua Italia, c’e’ tempo per andare indietro e se pensa a quello che ha fatto nel mondo del calcio prova “orgoglio ed emozione. E penso alla fatica che ho fatto, tanta. Quello che ho ottenuto me lo sono sempre conquistato con il lavoro duro“. Tra i calciatori di un tempo come lui e quelli di oggi: “c’e’ una differenza sostanziale e si chiama fame. Noi crescevamo in mezzo alla strada, dove si giocava a pallone e si imparava a difenderci per non morire. Serve il sacro fuoco. E se non ce l’hai e’ un guaio. E il talento da solo non basta. Ecco perche’ in Nazionale la parola d’ordine e’: noi. Chi pensa con l’io puo’ restare a casa”. La sensazione e’ che il Conte azzurro sia piu’ tranquillo. Senza tensioni e senza nemici. “Conte e’ Conte. Alla Juve, come all’Arezzo. Ora rappresento il Paese, sono l’allenatore di tutti. Ma se ci sara’ bisogno di andare in guerra non mi tirero’ indietro. Difendo sempre il mio gruppo”. Da juventino divideva l’Italia, ora “mi piace quando i tifosi bianconeri mi fermano per strada e mi ringraziano per quello che ho fatto. Ma succede anche a Siena e a Bari, dove ho vinto. E mi piace che intorno alla Nazionale ci sia nuovamente entusiasmo. Spero che sia contagioso e che serva a riempire San Siro contro la Croazia perche’ sara’ dura”.

IL PROSSIMO STEP – Ha scelto il 3-5-2 per la sua Italia “un sistema che conoscono tutti. E l’obiettivo, adesso, e’ dare certezze ai giocatori per arrivare a qualificarci all’Europeo. Dopo valuteremo pro e contro. Avremo un mese di tempo per lavorare e creare una macchina da guerra. Magari, a quel punto, cercheremo un’evoluzione tattica. E poi i numeri sono fine a se stessi, sono freddi, aridi. Cio’ che conta e’ l’interpretazione del modulo, la voglia di evolversi. Il 3-5-2 difensivo e non funziona in Europa? Luoghi comuni. La risposta e’ il Bayern: giocano a tre dietro ma qualcuno puo’ sostenere che sia una squadra votata a difendersi? E’ un piacere per gli occhi, cosi’ come il Real. Ancelotti e’ riuscito a convincere 11 campioni a fare le due fasi e propone delle ripartenze entusiasmanti”. Nessun italiano nella lista del Pallone. “Il livello si e’ abbassato e si sta abbassando ancora. Dobbiamo farcene una ragione. Pensiamo di essere ancora i campioni del mondo, ma non e’ piu’ cosi’. Guardo tanto calcio straniero e dico che a livello tattico siamo i piu’ bravi. Ma bisogna migliorare l’intensita’ negli allenamenti. Perche’ se un giocatore si allena piano, va piano anche la domenica”. Con i colleghi dei club vuole “costruire un rapporto trasparente, che vada oltre gli interessi personali. Mi fido di loro, sperando che loro si fidino di me. Osvaldo e’ un esempio: l’Inter, dopo l’infortunio, vuole farlo allenare per consentirgli di ritrovare la condizione. E io non lo chiamero'”. In ottica Euro2016 ritiene fondamentale anticipare il prossimo campionato prima degli Europei “perche’ i giocatori hanno bisogno di staccare una settimana e a me ne servono 4 per la preparazione”.