In un periodo in cui la Nazionale ha urgentemente bisogno di uno scossone e di una svolta radicale, dispiace parecchio notare come chi avrebbe le carte in regola per trascinare il movimento calcistico italiano verso il riscatto si tiri indietro e guardi esclusivamente al proprio orticello, trascurando in maniera totale le ragioni per le quali sarebbe non consigliabile, ma doveroso, non tirarsi indietro. E’ il caso della Juventus, che negli ultimi giorni sembra quasi voler fare ostruzionismo al lavoro instancabile di Antonio Conte, che probabilmente mai come nessun altro c.t. nella storia del nostro calcio, sta prendendo a cuore la causa della Nazionale (con lo stipendio che percepisce è il minimo, ma sono altri discorsi).
Il nuovo commissario tecnico sta girando l’Italia, visitando tutti i centri sportivi alla ricerca di talenti con cui poter aprire un nuovo ciclo, possibilmente meno fallimentare della vergognosa era Prandelli. Per poter avere una gestione più capillare della Nazionale, Conte ha anche deciso di organizzare degli stage volti a far amalgamare il gruppo e creare così una mentalità il più possibile simile a quella di un club. Peccato che proprio la squadra che storicamente ha rappresentato l’ossatura delle rappresentative italiane non abbia intenzione di assecondare i progetti di Conte, votando “no” all’assemblea.
Francamente, dubitiamo che dietro questa decisione ci siano motivazioni tecniche relative alla fisiologica sottrazione di giocatori per un paio di giorni: dal momento che lo stage serve principalmente a sperimentare nuove soluzioni, è possibile che i giocatori bianconeri non vengano
neppure convocati, e anche se dovessero essere chiamati, non sarebbero costretti a impegnarsi particolarmente per impressionare Conte perché -diciamolo chiaramente- sono parte integrante del progetto (come è giusto che sia). Pertanto, a doversi preoccupare dovrebbero paradossalmente essere, per esempio, Fiorentina e Torino, più suscettibili di “arruolamenti sperimentali” e anch’esse impegnate in Europa.
Sarebbe sconfortante sapere che la reale motivazione di questa opposizione sia di natura politica. Senza giri di parole, sarebbe abbastanza vergognoso pensare che si tratti di scorie dell’elezione di Carlo Tavecchio come presidente federale. Sarebbe vergognoso perché la Nazionale deve prescindere da queste dinamiche extra-calcistiche e la squadra che da sempre si è rivelata colonna portante dei successi azzurri dovrebbe essere orgogliosa di guidare il movimento in questo progetto di rinascita. Quel che è certo è che, se nel progetto-Conte la Juve dovesse far mancare il proprio appoggio, sarà notte fonda per la Nazionale: ogni rappresentativa vincente ha storicamente avuto un club trainante, che le forniva il maggior numero di giocatori, basti pensare alla Spagna 2008-2012, “foraggiata” dal Barcellona o dalla Germania appena laureatasi Campione del Mondo, guidata dal Bayern Monaco.
Consapevole di aver rappresentato l’architrave della Nazionale azzurra sia nei Mondiali dell’82 sia nel 2006, la Juve farebbe bene a lasciar da parte eventuali dissapori con determinate figure istituzionale e tornare a recitare il ruolo che nella storia del nostro calcio ha sempre giocato. Basta polemiche inutili!