Graziano Pellè finì sulle prime pagine per un calcio di rigore segnato col cucchiaio durante una partita col Portogallo: un inizio positivo, che però non diede un continuo alla carriera del giocatore, che in Italia non è mai riuscito ad ambientarsi e a rendere al melgio.
Dopo gli anni in Olanda e in Premier, Pellè è un centravanti di tutto rispetto, titolare in Nazionale, un simbolo umano della fenice che rinasce dalle sue ceneri: “Ma dire che sono un punto fermo -ha precisato l’attaccante davanti alle telecamere- è un parolone. Io cercherò di fare il massimo fino agli Europei, come sempre. Sono sempre molto negativo con me stesso, ma se contro il Belgio avessi fatto subito gol il giorno dopo si sarebbe detto che Pellè lavora bene per la squadra e fa sempre gol. Ora invece si dice: Pellè lavora per la squadra spalle alla porta, deve fare di più. Questo spesso è il calcio, ma io voglio fare sempre gol. Ho fiducia in me stesso e sono sicuro che se dovessi avere due occasioni a partita un gol lo faccio, ma devono parlare i fatti”.
Umiltà e voglia di lavorare, con un pensiero al futuro, che lui vorrebbe passare in Italia, per riuscire finalmente ad imporsi anche in Serie A: “Dopo l’Europeo sarò in scadenza, l’Italia è una bellissima nazione e quindi mi manca la sua bellezza. Il campionato italiano negli ultimi anni è stato snobbato all’estero, ma ora sta dimostrando la sua crescita e sono convinto che presto tornerà a essere tra i più belli al mondo. La nostalgia c’è sempre, ma io sto benissimo in Inghilterra. Poi, chi vivrà vedrà.
Imporsi nel campionato che non ha creduto in lui, cosa che ha causato non pochi rimpianti a Pellè: “Non mi piace lamentarmi e dire in che in Italia non capivano niente e e all’estero sono più bravi -sottolinea Pellè-. Fuori sono maturato, anche prima pensavo di essere un bravo giocatore ma lo dimostravo poco. Ora invece ho avuto la fortuna di tornare in Nazionale prendendola un po’ alla larga. Poi io scherzo sempre sul fatto che se mi fossi chiamato ‘Pellinho’…”.