Bufera sul calcio calabrese e meridionale. La squadra mobile di Catanzaro-Sco e la sezione centrale operativa della polizia di Stato di Roma, su disposizione della Dda di Catanzaro, ha emesso questa mattina 50 fermi nei confronti di persone accusate di aver truccato le partite di Serie B, Lega Pro e Serie D. I reati contestati vanno dalle frode in competizione sportiva alla truffa, a cui si aggiunge – ed e’ un inedito per il mondo del calcio – l’aggravante mafiosa. Il campionato dilettanti, secondo l’ipotesi del sostituto procuratore Elio Romano che ha condotto l’operazione “Dirty soccer”, sarebbe stato pilotato da una “cupola” che avrebbe deciso i risultati delle gare, al fine di far vincere la competizione al Neapolis (societa’ di Mugnano, in Campania) e di realizzare vincite con le scommesse sportive. Il tutto all’ombra della cosca Iannazzo di Lamezia Terme.
In particolare sarebbero stati Pietro Iannazzo, Mario Moxedano e Antonio Cipparone i promotori e organizzatori del “cartello” che avrebbe stabilito a tavolino l’esito delle gare della Serie D. Moxedano e Cipparone sono, rispettivamente, presidente e direttore sportivo del Neapolis, mentre Iannazzo e’ consulente di mercato e componente della gestione tecnica del club campano. Le combine coinvolgerebbero squadre calabresi, tra cui il Catanzaro, il Crotone, la Vigor Lamezia, il Montalto e l’Hinterreggio. Nel mirino degli investigatori sono finite diverse partite dell’ultima stagione 2014-2015, alcune anche molto recenti.
“Quello che emerge e’ uno spaccato nazionale e transnazionale, dal momento che coinvolge anche diversi stranieri nel giro di scommesse“. Lo ha detto il procuratore capo di Catanzaro, Vincenzo Antonio Lombardo, intervistato a Sky Tg24 per la maxi operazione contro il calcioscommesse portata a termine dalla squadra Mobile di Catanzaro e coordinata proprio dalla Dda di Catanzaro. Lombardo ha evidenziato che alcune delle persone straniere destinatarie del fermo sono riuscite a sfuggire all’arresto: “Si tratta di tre serbi e due maltesi – ha affermato – che si trovano all’estero. Tra le persone fermate c’e’ invece un cittadino albanese accusato anche di sequestro di persona. Quando, infatti, le partite non finivano con il risultato concordato – ha spiegato Lombardo – scoppiavano grosse liti tra finanziatori e dirigenti delle societa’. Una di queste e’ finita proprio con il sequestro di un manager“.