Uno dei principali campi di scontro all’interno della politica italiana è quello che riguarda la candidatura di Roma come sede delle Olimpiadi nel 2024.
Infatti la neo sindaca della Capitale Virginia Raggi, seguendo la linea dell’intero Movimento 5 Stelle si è detta sfavorevole alla possibilità che ciò avvenga.
Ovviamente Beppe Grillo non si è potuto esimere dal rilasciare un suo giudizio a proposito, e l’ha fatto tramite Twitter, postando la seguente frase “Olimpiadi a Roma no grazie” seguita da un link che riporta un pezzo di Elio Lannutti dell’Adusbef, il quale prova a dimostrare quanti aspetti negativi potrebbero nascere da un così grande evento a Roma.
Eccovi due stralci che fanno ben capire la linea seguita da Lannutti e ripresa da Grillo:
“Roma, che non si è ancora ripresa dai mondiali di Nuoto del 2009 (con un deficit di 9 milioni di euro), che ha lasciato debiti e macerie ancora tutte da smaltire, dopo l’inchiesta dei magistrati sui “grandi eventi” e le “cricche degli appalti” con imprenditori e funzionari pubblici coinvolti, come il palazzetto delle vele di Calatrava a Tor Vergata, 250 milioni di euro per un cumulo di cemento e un ammasso di ferro che potrebbe costare circa 700 milioni di euro; i 26 milioni di euro per la piscina di Ostia; i 13 milioni di Valco San Paolo; o la piscina costruita su suolo pubblico con fondi privati, poi offerta in concessione al Circolo Aniene, ha veramente bisogno delle Olimpiadi?”.
“Come si può verificare dalle tabelle elaborate da Adusbef e da un recente studio della Oxford University, quasi tutte le edizioni dei giochi, oltre a portare debiti, hanno visto raddoppiare il budget iniziale previsto, in media di un + 176%, a partire dalle Olimpiadi di Toronto, del 1976 (in realtà si sono disputate a Montreal, ndr). Tutte le edizioni successive a quella del 1984 sono state una perdita netta per le amministrazioni pubbliche locali e nazionali. In Spagna il governo, la città e la regione di Barcellona (sede delle Olimpiadi 1988; in realtà furono nel 1992, ndr) ci rimisero oltre 6 miliardi di dollari. Ad Atene il rosso delle casse pubbliche, dopo le Olimpiadi 2004 che batterono tutti i precedenti record di costi, è stato di oltre 10 miliardi (su spese complessive di 15) contribuendo al disastro dei conti del Paese. A Pechino – che per i giochi del 2008 batterono il record di spesa appena stabilito da Atene – il costo netto per le casse pubbliche è stato addirittura di oltre ventisei miliardi di dollari”.