Otto anni. Tanto è trascorso da quell’11 novembre 2007. Una data, questa, che i tifosi della Lazio difficilmente dimenticheranno: l’11 novembre 2007, infatti, fu ucciso Gabriele Sandri, colpito da un colpo di pistola sparato nei pressi dello svincolo autostradale di Arezzo (nell’area di sosta di Badia al Pino est) dall’agente della Polstrada Luigi Spaccarotella (poi condannato in Appello ad una pena di nove anni e 4 mesi per omicidio volontario, confermata in maniera definitiva in Cassazione nel febbraio del 2012), che si trovava dall’altra parte della carreggiata e la cui attenzione era stata richiamata da una rissa tra tifosi laziali e juventini. Il 26enne biancoceleste fu colpito da un proiettile al collo mentre era seduto sul sedile posteriore dell’automobile a bordo della quale stava viaggiando in direzione Milano, per assistere al match tra Inter e Lazio.
Ed è proprio in virtù di questa ricorrenza che il padre di Gabriele, Giorgio, è intervenuto ai microfoni de “La Lazio siamo noi”: «Otto anni dopo quel maledetto 11 novembre, il vuoto, la ferita, il dolore, la rabbia, non sono passati e non passeranno mai. Anzi. Grazie al popolo di Roma, il popolo di Gabriele, il ricordo di mio figlio Gabbo è sempre vivo. Devo ringraziare, voglio ringraziare tutti coloro i quali ci sono vicini e che ci sono sempre stati. In tutta Italia, addirittura anche in Europa, le manifestazioni di affetto e di solidarietà nei nostri confronti si moltiplicano. Nonostante tutto, cerchiamo di andare avanti in nome di Gabriele, dei suoi nipotini Gabriele e Greta, nel nome della Fondazione Gabriele Sandri che anche oggi da Lecce a Milano con la raccolta del sangue organizza iniziative benefiche, di umanità e utilità sociale. Spaccarotella? Un pazzo criminale macchiatosi di un omicidio volontario. In questo momento dovrebbe trovarsi nel carcere definito di lusso di Santa Maria Capua Vetere, fra qualche anno finirà di scontare la sua pena, per lui non trovo nemmemo più le parole, o forse si e me le tengo per me. La Lazio? Il presidente Lotito, su sollecitazione, si è manifestato circa un anno dopo. Forse nel frattempo era stato mal consigliato e soprattutto mal informato. Ripeto, gli unici che mi sento di ringraziare sono i tifosi della Lazio, di Roma, d’Italia».
Lo stesso Sandri, poi, ai microfoni di Rete Sport, è intervenuto anche a proposito del tifo: «La cosa più importante è stato il fatto di essere stati accompagnati da tante persone che ci hanno dato tanta la propria solidarietà. La vicinanza e l’affetto di tutta questa gente, che io ho chiamato ‘il popolo di Gabriele’, erano così evidenti e spontanei che mi hanno dato la forza di andare avanti, soprattutto durante il processo. Il vuoto ed il dolore rimangono nonostante passino gli anni, nonostante succedano altre tragedie simili. Gabriele non viene mai dimenticato. A livello di affetto io ho avuto la gente, il popolo, i tifosi di tutte le squadre. Le istituzioni? Inizialmente si è cercato di nascondere quanto successo, far passare Gabriele per quello che non era e Spaccarotella per una vittima. Così non era, così non è stato. Ma questo non ci ridà nostro figlio, ci manca tutti i giorni. La sua vicenda– ha puntualizzato Sandri – ha avuto poco a che vedere con il calcio, eppure grazie alla forza mediatica del calcio credo si sia ottenuta una giustizia adeguata, di omicidio volontario. Se non ci fosse stato il mondo del calcio probabilmente Gabriele non avrebbe avuto giustizia. In questo senso hanno fatto un autogol quando parlarono di scontri tra ultrà per cercare di nascondere quanto successo».
«Io credo che il tifoso ormai venga considerato poco o niente – ha aggiunto Giorgio Sandri – . Non si vuole più il tifo allo stadio ma sui divani di casa, si fa tutto per cercare di allontanare la gente dagli stadi perché porta problemi, porta spese riguardanti sicurezza. Io credo che così si uccida la passione del tifo, la passione per la propria squadra. Se oggi si riesce ad allontanare la gente dallo stadio, domani la si allontanerà anche dagli abbonamenti televisivi e probabilmente si ritornerà al cinema».