Il giudice della sezione fallimentare del Tribunale di Palermo Giuseppe Sidoti, sospeso dalle sue funzioni per un anno nell’ambito dell’indagine della Procura di Caltanissetta, pur essendo legato da un rapporto di “conoscenza e di estrema confidenza” con Giovanni Giammarva, ex presidente del Palermo Calcio, non si astenne dall’incarico di relatore nell’ambito della procedura pre fallimentare della società. E’ questa l’accusa da parte della Procura di Caltanissetta, dietro il crac della società calcistica ci sarebbe stato uno scambio di favori, la sentenza che salvò il Palermo fu dunque pilotata. Nel dettaglio il collegio nominò come proprio consulente, Daniele Santoro, a sua volta “legato da rapporti professionali pluriennali con Giammarva“. Inoltre, durante le intercettazioni tra Sidoti e Santoro è apparsa “la volontà del giudice di orientare l’esito del procedimento in senso favorevole alla società”. Sidoti avrebbe impartito al consulente “una serie di direttive finalizzate a non far emergere nell’elaborato peritale criticità delle quali entrambi erano a conoscenza, con riguardo in particolare alla fittizietà dell’operazione di cessione da parte della U.S. Città di Palermo Spa ad Alyssa S.A. (società di diritto lussemburghese riconducibile sempre a Zamparini) delle quote di Mepal spa (società detentrice del marchio della U.S. Città di Palermo S.p.A.) per 40 milioni di euro e alla solvibilità della stessa Alyssa S.A. e di Gasda (holding del gruppo Zamparini, fideiussore del credito di Alyssa S.A.). Secondo i magistrati nisseni, inoltre, Sidoti avrebbe invitato Santoro a effettuare nell’elaborato peritale simulazioni in ordine alla integrale svalutazione del credito di 40 milioni vantato dal club rosanero, ma solo bilanciando l’eventualità con quella della ipotetica promozione in serie A (peraltro non realizzatasi). Le criticità via via riscontrate dai consulenti tecnici sarebbero poi state puntualmente riferite da Sidoti a Francesco Paolo Di Trapani, legale della società calcistica per consentire al club di porre in essere accorgimenti strumentali a scongiurare la dichiarazione di fallimento. Sidoti, al termine della procedura, avrebbe predisposto un decreto di rigetto dell’istanza di fallimento, da considerarsi, scrivono i pm di Caltanissetta, “atto contrario ai doveri di ufficio, in quanto adottato in violazione dei doveri di imparzialità. “In base a quanto sin qui accertato – concludono i magistrati -, tale condotta appare essere stata ‘remunerata’ da Giammarva con una serie di utilità, tra le quali il conferimento di un incarico nell’organismo di vigilanza della U.S. Città di Palermo Spa in favore di un avvocato palermitano, legata al giudice”.
Sidoti è inoltre indagato per abuso d’ufficio per aver conferito, nel corso del 2018, un incarico di curatore fallimentare proprio a quest’avvocato a cui era legato, omettendo di “astenersi – scrivono i magistrati – per gravi ragioni di convenienza”. Il gip ha sottolineato la “gravità delle condotte”, la loro reiterazione nel tempo e la “particolare pervicacia e spregiudicatezza dimostrativa del loro inserimento in un contesto di scambi di favori”.