‘Pallone sgonfiato’ – La storia di Simone Farina, l’eroe dimenticato

Il Calcioscommesse torna a spaventare il calcio italiano, eroi come Farina cercano invece fortuna all'estero

Lo Sport Business Centre dell’Università Birkbeck di Londra, ha organizzato nei giorni scorsi un seminario in merito al calcioscommesse, spaziando sui vari elementi di questo problema e alcune possibili misure sono state discusse. Grazie alla partecipazione del Dr Andy Harvey (Birkbeck Sport Business Centre), Tony Higgins (Vice-presidente della sezione europea di FIFPro) e l’avv. Kevin Carpenter, alcune delle questioni sono state sapientemente snocciolate per delineare quale sia il quadro della situazione al momento. La mancanza di atti legislativi chiari e focalizzati sulla frode sportiva, i problemi economici che sempre più spingono i calciatori a truccare e scommettere su un evento per poter racimolare qualche denaro e, la crescente perdita dei fondamentali valori dello sport hanno portato negli ultimi anni a numerosi scandali così come in Italia in tanti paesi europei e mondiali, nessuno escluso.

La questione di maggior interesse è stata quella presentata dal Dr Andy Harvey, il quale ha descritto approfonditamente la piaga del match-fixing dal punto di vista dei calciatori. La sua ricerca volta a esaminare le cause e le potenziali soluzioni di questo enorme problema ha mostrato dei dati impietosi su quella che è la situazione al momento. Durante il suo intervento ha particolarmente sottolineato il bisogno di prevenzione e di campagne che siano tese a contrastare la diffusione della corruzione e della frode sportiva, soprattutto nei giovani.

Al termine del seminario, il pensiero è ‘volato’ al caso di Simone Farina che nel 2011 denunciò la combine di una partita e che grazie alla sua azione portò all’arresto di 17 persone coinvolte nel tentativo di combine. Una storia, quella di Farina che ha fatto presto a essere dimenticata dal calcio nostrano. Infatti, dopo aver denunciato il tentativo di corruzione, rifiutando un assegno di 200 mila euro per combinare Cesena-Gubbio, il terzino sinistro con un passato nelle giovanili della Roma è stato costretto ad appendere le scarpe al chiodo all’ancor giovane età di 32 anni. Il motivo? Semplicemente il fatto che nessuna società abbia pensato a lui nel momento in cui c’era da offrirgli un contratto. Nonostante i vari attestati di stima e i gesti simbolici che lo hanno portato a essere convocato per uno stage a Coverciano con la Nazionale Azzurra, quello di Simone Farina sembra essere stato un caso completamente dimenticato e isolato. Fortunatamente, c’è chi ha pensato che un uomo, prima che un calciatore, di questo valore debba rimanere nel mondo del calcio e insegnare ai più giovani, cosi come suggerito da Andy Harvey durante il seminario, che lo sport è fatto di passione e lealtà. Purtroppo, la sua occasione, Simone, è dovuto andare a cercarsela fuori dall’Italia. Adesso fa l’istruttore per bambini all’Aston Villa che gli ha dato la possibilità di insegnare quali siano i valori primariamente umani oltre che tecnici.

Si tratta di un eroe dimenticato da un calcio che non vede di buon occhio chi parla e chi ha voglia di un calcio pulito. Uno sport che dai ranghi dirigenziali più alti alle leghe sportive minori sta vivendo un momento di assoluta confusione e impunità. Uno sport in cui avremmo bisogno di più Simone Farina e meno corrotti. La discussione ha evidenziato come l’associazione calciatori e i comitati addetti siano gli enti più indicati a svolgere delle mansioni di carattere puramente educativo per i giovani calciatori. Tuttavia, la storia di Farina ci indica come da questo punto di vista le misure per provare a contrastare questo deleterio ed endemico fenomeno fanno tardi a essere intraprese nel nostro paese.
L’augurio è quello che le nostre federazioni prendano dei seri provvedimenti e si facciano promotrici di iniziative tese all’istruzione delle nuove generazioni a praticare uno sport che sia più sano e moralmente integro.

Ultimi approfondimenti di Editoriali