E’ notizia di pochissimi giorni fa il fatto che il governo greco abbia deciso di sospendere il campionato di prima e seconda divisione a tempo indeterminato. A fare traboccare il vaso è stato l’ennesimo episodio di violenza all’interno degli stadi. Il viceministro dello sport greco ha deciso per lo stop del campionato dopo i disordini avvenuti durante la partita Panathinaikos-Olympiakos di domenica scorsa quando i tifosi hanno trasformato lo stadio in un vero e proprio campo di battaglia. Abbiamo tutti negli occhi quello che successe nel febbraio del 2007 in Italia quando l’ispettore capo di Polizia Filippo Raciti perse la vita durante gli scontri tra i tifosi del Catania e del Palermo. L’allora commissario di federazione Luca Pancalli decise per lo stop di qualsiasi attività calcistica in Italia. Un episodio simile avvenne nel maggio del 2012 quando Mario Monti minacciò lo stop del calcio italiano per almeno 2-3 anni. Tuttavia, quella fu una storia diversa poiché legata allo stato finanziario delle società italiane che utilizzavano soldi pubblici per ripianare i propri debiti. Sebbene le cose in Italia non sembrino essere molto cambiate in termini di gestioni fallimentari (vedi i recentissimi casi di Parma e Barletta), questa è un’altra storia ancora in attesa di sviluppi e meriterebbe un’analisi più attenta e approfondita.
Il modello inglese
Contrastare la violenza negli stadi non è cosa da poco. Ci vuole organizzazione delle società, intervento dello Stato e miglioramento delle strutture. Il modello inglese è sicuramente un ottimo esempio da cui attingere giacché dimostratosi efficace in termini di sicurezza. Dopo la strage dell’Hillsborough nel 1989, furono emanati in successione il Football Spectactors Act e il Football Offences and Disorder Act in cui sono state tracciate le pene sospensive per chi violava le norme di comportamento all’interno degli stadi. In Italia? Si, in Italia ci siamo mossi per tempo promuovendo la schedatura nazionale dei tifosi con una Tessera del Tifoso rivelatasi lenta, controproducente e legata al decremento degli ingressi registrati dai club all’interno degli stadi. Se mettiamo i dati a confronto, la serie A registra una media di circa 20 mila presenze a partita nei propri stadi. In Bundesliga la cifra si raddoppia andando a toccare gli oltre 40 mila spettatori, in Inghilterra sono 34 mila mentre in Spagna si raggiunge quota 28 mila.
I motivi che generano la bassa affluenza in Italia possono essere spiegati da diversi fattori. Sicuramente, come detto, gli episodi di violenza giocano un ruolo negativo fondamentale nell’esperienza del tifoso medio che non si sente al sicuro all’interno dello stadio e di conseguenza è più difficile incoraggiare anche la partecipazione di bambini e famiglie. Ma il problema non è solo relativo a i tifosi violenti, la responsabilità è anche delle società protagoniste di innumerevoli scandali ed episodi di corruzione che hanno fatto disinnamorare e allontanare la gente da questo sport. Come ben evidenziato da uno studio dell’Università di Lancaster in collaborazione con l’Università degli Studi di Catanzaro, “la corruzione non paga”, anzi ha determinato un ulteriore danno alle casse dei club coinvolti nello scandalo di calciopoli. Inoltre, sono troppe le partite che vengono trasmesse in tv. In concreto, il 100% dei contenuti live è coperto dalle emittenti pay-tv in Italia. E’ da considerare che questo determini comunque l’introito maggiore nei bilanci di tutte le società di A e di B, tuttavia una redistribuzione dei diritti tv potrebbe giovare a una presenza più massiccia sulle tribune anziché in salotto. Il prezzo dei biglietti, come suggerito dal progetto B Futura ideato dal Presidente di Lega di Serie B Abodi, non è considerabile tra le variabili decisive poichè i costi d’accesso agli stadi sono notevolmente maggiori per i supporters inglesi rispetto alle spese affrontate dai tifosi italiani. Sembrerebbe che l’inadeguatezza delle strutture sia un elemento cruciale che ha teso a favorire il trend negativo delle presenza negli stadi di A e di B.
L’esempio della Juventus
Un esempio evidente di gestione oculata e intelligente arriva dalla Juventus. Nonostante sia stata la società più implicata e compromessa nello scandalo calciopoli del 2006, i nuovi dirigenti della società bianconera hanno saputo rimettere in sesto l’immagine e i ricavi del club. Programmando il futuro e lo spostamento dal Delle Alpi al nuovissimo impianto Juventus Stadium, la società della famiglia Agnelli si è dimostrata tempestiva e pronta a implementare le potenzialità economiche della società. Qualcuno potrà biasimare che la Juve è la società con più tifosi in Italia e che quindi è più semplice per loro investire in uno stadio di proprietà poiché la risposta da parte dei supporters avviene con più rapidità ed è più facile ammortizzare gli investimenti. Non sembrerebbe il caso del Sassuolo però, che arrivata da poco più di 1 anno in serie A ha saputo monitorare la situazione dello stadio di Reggio Emilia e farlo diventare di proprietà nel dicembre del 2013. Non mi sembra che la società neroverde abbia lo stesso bacino d’utenza di cui può disporre una società come la Juventus, eppure l’investimento sul Mapei Stadium ha permesso alla famiglia Squinzi di ristrutturare l’impianto per renderlo più moderno e sicuro. Qualcosa si muove in Italia, almeno a livello progettuale, la Roma degli americani e un Milan che però sembra più in cerca d’investitori che volenteroso di farli gli investimenti hanno presentato i rispettivi programmi e sembrano in dirittura di iniziare i lavori per le loro nuove case. L’esempio inglese è calzante anche in questo caso potrebbe tornarci utile poiché la federazione si è fatta garante di un fondo d’investimento ricavato dalla tassazione sulle società di scommesse per migliorare le condizioni degli stadi. E’ certo che questa non sia la soluzione al problema ma può essere un inizio da associare all’investimento privato.
Lo stadio deve essere la casa del tifoso. La gente deve riappropriarsi della passione per il tifo e di un luogo imprescindibile per la celebrazione di quello che deve essere considerato uno spettacolo. Gli stadi devono essere al passo con i tempi, concreti e sostenibili. Il calcio ha bisogno dei tifosi, il calcio è dei tifosi.
Violenza batte Calcio 1-0, ma questa era solo l’andata. Il ritorno si giocherà a casa del Calcio!