PANCHINA MILAN – Ancora una sconfitta per il Milan. La quarta in 6 partite. Un club blasonato come quello rossonero non può certo avere questi numeri. La Fiorentina ha passeggiato a San Siro, dominando in lungo e in largo trascinata da Chiesa, Ribery e Castrovilli. La Viola ha evidenziato ancor di più i difetti che già si erano visti contro Udinese, Inter e Torino, ma anche nelle risicate vittorie contro Brescia e Verona. Affidarsi ad un allenatore giovane è stato coraggioso, così come dare in mano a Giampaolo una squadra altrettanto giovane. Se vogliamo fare un parallelo con la Fiorentina possiamo vedere come l’età media dei viola è aumentata di 3 anni rispetto alla scorsa stagione. Eppure anche la filosofia dei gigliati è quella di puntare sui giovani, soltanto che la dirigenza della Fiorentina ha capito che in una squadra con un’età media così bassa serviva qualcuno di esperienza che potesse trasmettere al gruppo personalità e carisma. Sono arrivati Ribery, Boateng, Caceres, tutta gente che ha classe es esperienza. Cosa che al Milan giovane manca. Non c’è tra i rossoneri un calciatore in grado di prendersi una responsabilità, né in una chiusura difensiva, né in una giocata offensiva a saltare l’uomo. Le uniche cose buone nelle ultime due partite sono arrivate da Rafael Leao, un classe ’99, che fino a poco fa non vedeva nemmeno il campo. Non manca solo la personalità, ma parliamoci chiaro anche la qualità di questo Milan lascia a desiderare. E il mercato è stato deludente, come scriveva CalcioWeb nel pagellone di fine sessione. E dire che qualche tifoso milanista storceva il naso…
Se prendi un allenatore che ha sempre, o quasi, adoperato il 4-3-1-2 non puoi non avere in rosa un trequartista di ruolo. I vari tentativi di trasformare Suso in un 10 sono miseramente falliti. Come sono falliti i tentativi di reperire sul mercato il tipo di giocatore voluto dall’allenatore svizzero. Ecco allora che Giampaolo è passato al 4-3-3, snaturando il suo modo di giocare e cercando di portare la squadra alle idee dello scorso anno. Un qualcosa di anomalo. Eppure Gattuso era stato trattato come un allenatore scarso. E aveva portato il Milan ad un punto dalla Champions League. Il Milan sembra l’unica, forse insieme alla Sampdoria, a non avere un’identità, un gioco. Ognuno va per conto suo, come ha ben sottolineato Alessio Romagnoli nel post-partita di ieri. E dire che Giampaolo è stato preso proprio per far diventare il Milan una squadra. E se anche il tecnico arriva a dire che se non si potrà arrivare ad una risultato con la qualità allora aggiungerà quantità, c’è qualcosa che non va.
Parliamoci chiaro le colpe non sono da attribuire tutte a Giampaolo, anzi. Il problema nasce alla foce. Una società gestita da un fondo americano e non da dei proprietari. Un direttore sportivo, Massara, che onestamente non si sa da dove sia sbucato e cosa faccia realmente al Milan. Portiamo sempre l’esempio della Fiorentina, che come il Milan ha cambiato moltissimo quest’estate. La Viola ha una società solida, sappiamo chi c’è dietro, al contrario del Milan. Investimenti che il Milan non poteva fare, visti anche i problemi di bilancio, ma comunque sono stati spesi quasi 100 milioni. Il problema è che si è speso male. Non perché Maldini e Boban non capiscano di calcio, ma perché le idee del fondo americano e di Gazidis sono diverse. E queste idee portano alla politica dei giovani. Per Elliott spendere soldi per un Milan giovane è conveniente in caso di futura rivendita. Gazidis, dal canto suo, è uno che ha sempre lavorato per i giovani, già dai tempi dell‘Arsenal. E in 15 anni la squadra londinese non ha vinto altro che Fa Cup, deludendo sempre in campionato e in Europa. Maldini e Boban hanno provato a proporre qualche calciatore d’esperienza (vedi Modric o Ibrahimovic) ma sono stati puntualmente respinti dai vertici. Quanto sarebbe servita quell’esperienza al Milan! Ribery docet.
Fatto sta che il Milan è questo. E che non vengano a parlare di San Siro che mette pressione o di paura di alcuni giocatori, perché se tu hai scelto quei calciatori vuol dire che li hai ritenuti da Milan, altrimenti non sai fare il tuo lavoro. Vedere i tifosi del Milan che lasciano San Siro è una vergogna e un colpo al cuore non solo per i rossoneri, ma anche per il calcio italiano. Tornando al discorso allenatore, non si può prendere un tecnico che lavora con il 4-3-1-2 e dargli in mano una squadra da 4-3-3, è un controsenso. E allora come si può uscire da questa situazione? Cambiando allenatore diranno in molti. Ma siamo sicuri che al Milan serva cambiare di nuovo? I nomi che si sono fatti, da quelli meno credibili (Allegri, Wenger) a quelli più fattibili (Gattuso, Spalletti, Garcia, Ranieri), non pensiamo abbiano la bacchetta magica e siano in grado di trasformare quella che è una squadra mediocre in una di fenomeni. Bisogna ripartire con il materiale che si ha a disposizione, dando serenità alla squadra e all’allenatore e lasciando il tempo di lavorare. Anche i tifosi, che in fondo sapevano che sarebbe stato un altro anno di transizione (l’ennesimo), dovranno abituarsi a vedere il Milan navigare in queste acque. L’allenatore può non piacere, avrà certamente le sue colpe, ma come detto è tutto il sistema che non funziona. I tifosi del Milan sperano che non si debba parlare di fallimento già ai primi di ottobre, anche se i segnali fanno presagire questo.