Ogni giorno che passa la situazione al Parma è sempre più drammatica ma nonostante ciò il Presidente Manenti continua a essere fiducioso e in un’intervista alla ‘Gazzetta dello Sport’ dichiara: “c’è la Procura che sta lavorando e io devo avere garanzie: non posso buttare via i soldi di altre persone. Se il 19 viene dichiarato il fallimento, il mio investimento finisce nella pattumiera. Il denaro c’era. E c’è ancora. Ma servono garanzie”. I soldi non arrivano: “Il 16 febbraio alle otto di sera i bonifici sui conti correnti dei tesserati erano stati fatti attraverso la banca Monte Paschi – dice Manenti – Il martedì mattina i bonifici sono stati annullati. Ho telefonato alla sede centrale di Siena, a Bologna, all’Ufficio Estero, ma nessuno mi ha dato spiegazioni. Il codice era stato generato nel momento in cui erano stati accettati i bonifici… Poi vorrei capire come mai un istituto di credito va a parlare con i clienti e non con l’interessato, cioè io, che ha ordinato l’operazione. Presto ci sarà il passaggio finale, ma alla Camera di Commercio il Parma risulta ancora di proprietà della Dastraso. Serve tempo perché siano formalizzate certe operazioni”.
Nonostante tutto Manenti sembra sereno: “garantisco che metteremo qualcosa per i dipendenti prima del 19 marzo. È già nel piano di risanamento. Ci sono i fatti. Ho un piano di risanamento che sarà difficile smontare anche da parte della Procura. E quel piano sarà la salvezza del Parma. A meno che i miei soci occulti non vogliano il fallimento. Il 20 marzo pagheremo. I soldi arriveranno dall’Italia e dall’estero”. Su Tavecchio e Pizzarotti: “si comportano come se facessero parte della società, allora tirino fuori i soldi. Tavecchio ha garantito che c’è un fondo americano disposto a investire nel Parma e ha detto che non intende parlare con me. Bene, ma il Parma è mio. E lui e Pizzarotti, al momento, stanno facendo come Totò e Nino Taranto che volevano vendere la Fontana di Trevi a un turista americano. Il club non è loro, che trattative vogliono intavolare?”. Io sono arrivato e ho rotto le uova nel paniere. Se fosse rimasto della Dastraso, il Parma sarebbe fallito in poco tempo. Forse quello era il disegno. Ma con il fallimento i dipendenti vanno tutti a casa. Lo sanno Tavecchio e Pizzarotti? Credo nel salvataggio, a differenza dei miei due soci occulti”.
Sulla trattativa: “Contatto Pietro Leonardi domenica 1 febbraio 2015. Mi dice che la società non è in vendita. Il giorno dopo mi chiama lui e mi mette in contatto con Pietro Doca, l’amministratore della Dastraso. In poche ore sistemiamo tutto. Ghirardi dietro di me? Non lo conosco. E se così fosse, in questa situazione sarei un pirla”. Poi su come sta cercando di salvare il club: “a Collecchio ho la mia stanzetta. Per risparmiare non uso la televisione e ho staccato il frigo bar. Dormivo in auto perchè non avevo i soldi per l’albergo? Un letto me lo posso ancora permettere”. Sui tifosi: “mi sono vergognato per loro. Ma si rendono conto che se il Parma è in queste condizioni non sono io il responsabile? Comunque quell’assedio era stato organizzato e pilotato. Anche se non so da chi”.