“Quello che è successo oggi a Cagliari penso lo abbiate visto. Nel primo tempo loro facevano dei cori e lo faceva anche un piccolo tra il pubblico e dopo averlo richiamato gli ho dato la maglia prima di andare negli spogliatoi per dare un esempio. Nel secondo tempo, la curva ha cominciato a intonare nuovamente questi cori e allora ho risposto dicendogli ‘bravi’. A questo punto, l’arbitro mi ha avvicinato e mi ha detto che non dovevo parlare con loro. Io allora ho chiesto perché non intervenisse e gli ho detto che non ‘ha palle’ e che l’arbitro non è in campo solo per la partita ma per fare tutto”. Cosi’ il centrocampista del Pescara, Sulley Muntari, ai microfoni di Sky Sport, dopo il volontario abbandono del campo per protesta nei confronti dei cori razzisti rivoltigli dalla tifoseria cagliaritana al ‘Sant’Elia’. “Dopo tutto questo sono stato ammonito perché lui mi continuava a ripetere di non parlare con il pubblico – ha poi continuato -. Io sono rimasto calmo ma poi lui mi è venuto vicino senza fermare la partita e senza spiegarmi il perché della mancata interruzione della gara e mi sono ‘incazzato’ e allora mi sono rivolto a lui e ho detto: ‘chi cazzo sei?'”. L’ex calciatore di Inter e Milan ha poi aggiunto che “se Minelli non fosse stato un arbitro sarebbe già sotto terra. Io non ero arrabbiato con i tifosi del Cagliari. Io ero arrabbiato con l’arbitro per come si è rivolto a me nonostante avessi ragione. In un momento come quello – conclude – devi avere il coraggio per fermare la gara e in questo modo soltanto le cose miglioreranno negli stadi”. (ITALPRESS).
Pescara, Muntari furioso: “se non fosse un arbitro sarebbe già sotto terra”
Il centrocampista del Pescara spiega il perché della sua rabbia contro l'arbitro: " doveva fermare la gara, così le cose non cambieranno mai"