Pioggia di fischi a Verona per una “non-partita” tra Chievo e Sassuolo

La triste fotografia del calcio italiano. Pareggio scialbo, brutto, quasi triste quello tra Chievo e Sassuolo suggellato allo scadere da una bordata di fischi sacrosanti del sempre paziente pubblico di fede Chievo. Per la squadra di Maran reduce da quattro sconfitte consecutive, quella contro il Sassuolo doveva essere la partita del dentro o fuori. Magari presto visto che è andata in scena solo la decima di campionato, ma Frey e compagni dovevano dare una dimostrazione di attaccamento, di determinazione. Qualità indispensabili per cercare di agguantare una salvezza che, alla luce sia dell’attuale classifica che della prestazione fornita contro il Sassuolo, appare un’assoluta chimera. Maran insiste con il 4-4-2 ma l’impressione è che non sia una questione di moduli nè tantomeno, con ogni probabilità, nemmeno di allenatore. Perche’ il Chievo di Corini giocava un calcio applicato, ma privo di mordente e quello di Maran è il fratello che gli assomiglia di più. Sia contro il Catania che contro il Palermo, pur perdendo, la truppa scaligera barlumi di riscossa li aveva anche mostrati. Ma il passo indietro contro il Sassuolo è evidente. Un solo tiro in porta, telefonata dal limite di Meggiorini, mai quella furia agonistica, quella cattiveria che potrebbe essere l’unica carta in mano ad un Chievo tecnicamente, in questo momento, non al passo con le dirette avversarie. E allora, proprio l’avversario era questo Chievo, anche il Sassuolo ha colpe precise per uno spettacolo di gran lunga mediocre come quello visto al Bentegodi. La squadra emiliana raccoglie un punto in trasferta, ma anche in questo caso la prestazione è lontana parente di quelle più recenti. Senza Zaza in attacco la squadra perde peso specifico e se Berardi soprattutto, ma in parte anche Sansone, non accendono la miccia, fare gol è impresa ardua. Il Sassuolo forse non infierisce, certo perde una grande occasione per fare un sol boccone di un Chievo quasi malato terminale. Un pareggio salutato da fischi doverosi. E forse l’unica sufficienza spetterebbe proprio a chi ha pagato per vedere questo spettacolo.