“Ho sempre saputo di essere bravo. Piu’ bravo degli altri. L’etichetta di predestinato non mi ha mai dato fastidio, anzi, mi ha responsabilizzato. Sapere di avere talento mi invitava a migliorarmi ogni giorno senza adagiarmi sui complimenti”. Parla cosi’ Andrea Pirlo in un’intervista esclusiva al trimestrale Undici – il calcio e’ cultura, in edicola da domani. Pirlo, che sta per rientrare dall’infortunio al polpaccio, si confessa. Parte dai campi di provincia in cui giocava con il fratello e arriva a presente, in cui da simbolo della Juventus e’ diventato uno dei giocatori italiani piu’ apprezzati del mondo. Parla dei suoi 35 anni, del che cosa significhi per lui essere un calciatore: “E’ la mia vita, e’ quello che ho sempre voluto fare, e’ quello che voglio fare. Riempie le mie giornate da vent’anni e nel bene e nel male, mi ha insegnato a stare al mondo. Ho imparato molte cose, ovviamente. La prima e’ non dimenticare di essere riconoscente. La seconda e’ non portare rancore”. Nel calcio la fortuna non esiste, per Pirlo:”Puoi essere fortunato per qualche anno, ma alla fine l’inganno si svela. Esiste la realta’. La gente ti vede. Chi sa giocare va avanti, chi e’ bravino rimane nelle serie inferiori”. A 35 anni e’ inevitabile il pensiero dell’addio. Su questo Pirlo e’ chiaro: “Il giorno in cui lascero’ e’ ancora lontano”.
In realta’ l’idea del ritiro e’ passata dalla sua testa una volta. Fu dopo la sconfitta del Milan nella finale di Champions League con il Liverpool, a Istanbul: “Per qualche giorno credetti veramente che fosse finita. Non avevo forze. Non mi davo pace ne’ spiegazione”. E’ un racconto che si sviluppa tra passato e presente, quello di Pirlo. Non aggira le polemiche. E sul caso dell’anno, quello attorno alle frasi del presidente della Lazio Lotito su Carpi e Frosinone dice: “Le frasi di Lotito fanno perdere la voglia di giocare, il calcio deve essere un gioco per tutti e in A deve andare la squadra che piu’ merita. Ascolti certe cose e pensi, meno male che sono arrivato alla fine”. Il regista delle Juventus non risparmia neanche i comportamenti dei tifosi: “Non sono tra quelli che credono in un tifoso onnipotente e non mi schiero dalla parte di chi pensa che pagare un biglietto garantisca un lasciapassare per l’insulto. Se mi fischi, ho il diritto di risponderti. Se mi offendi, non escludo di reagire”.