Pjanic a 360°: “mi ispiro a Zidane! L’erede di Totti? Nessuno…”

Da bambino mi ispiravo a Zizou, Zidane. Da avversario mi piace molto Pirlo, e’ sempre difficile giocare contro di lui, fa la differenza, e’ elegante. Forse in generale nel calcio di oggi quello che mi piace di piu’ e’ Xavi, per lo stile”. Parola di Miralem Pjanic, che in una lunga intervista alla rivista ‘Ultimo Uomo’ parla di calcio a 360 gradi, a cominciare dalla sua avventura alla Roma e ad un dualismo inesistente con Totti. “Con Checco ci troviamo bene in campo, capiamo i movimenti l’uno dell’altro – spiega il centrocampista bosniaco – E’ la quarta stagione che giochiamo insieme. Io so molto bene come gioca lui, lui altrettanto. E quando lo vedo abbassarsi, io salgo. So come vuole la palla, ci capiamo”. Nessuna difficolta’ a spiegare il ruolo preferito: “Il mio posto e’ dove gioco adesso. La mezzala in un 4-3-3. In un centrocampo dove gestiamo la partita, dove abbiamo sempre il possesso, senza paura di tenere la palla. E gioco con calciatori straordinari che capiscono davvero molto di calcio”. Non tutto e’ filato liscio, al suo secondo anno in giallorosso, con Zeman: “E’ un bravo allenatore, forse pero’ voleva un certo tipo di giocatori che non aveva qui. Forse dovevamo giocare in un’altra maniera, perche’ i giocatori a disposizione facevano un altro tipo di gioco. Lui chiede spesso ai centrocampisti di buttare la palla in avanti, di verticalizzare, sempre. A me piace giocarla come mi va. Come mi chiede mister Garcia adesso: ‘Fai quello che senti perche’ tu sei quello che decide, tu devi fare il tuo gioco’. E’ completamente diverso, oggi e’ mi sento molto piu’ libero”. Insomma, con Garcia e’ tutta un’altra musica: “Abbiamo le idee molto piu’ chiare. Sappiamo come vuole che giochiamo. Siamo molto piu’ forti tatticamente, equilibrati. Sappiamo i compiti di tutti, e se uno non e’ al suo posto c’e’ qualcun altro che lo copre, ci battiamo l’uno per l’altro, corriamo, diamo una mano a quello che magari e’ meno in forma. E’ tutta la squadra che fa la differenza, e questo e’ lo spirito che il mister ha portato con se'”.

Roma, con la sua passione sfrenata per il calcio, ha anche dei lati oscuri: “Li conosco, cosi’ come Garcia. Quando e’ arrivato, gli ho spiegato com’e’ qua la situazione, l’ambiente. Il mister e’ un uomo molto in gamba, ha capito subito e ha lavorato sull’aspetto psicologico perche’ venivamo da una stagione molto difficile. Certa gente ama quando qualcosa va male, per questo accentua gli aspetti negativi, per far male alla societa’, ai giocatori. Ma io so che quando ho giocato, ho sempre dato il 100%. Noi proviamo sempre a dare il massimo e i tifosi hanno tutto il diritto di essere arrabbiati quando in due stagioni arrivi quinto o sesto. Non sono stagioni da Roma, e’ normale che protestino. Adesso siamo li’ dove dobbiamo essere e vogliamo portare loro gioia”. Dopo il gol vittoria di Parma, Totti lo ha chiamato “il nostro principino” e qualcuno a Roma si chiede se non possa essere il bosniaco il suo erede: “Tutti sognano di esserlo, ma non e’ facile. Totti e’ Totti, e’ qualcosa di piu’ del solo calcio. Ha fatto la storia del calcio italiano, e’ una leggenda. E’ bellissimo il fatto che non abbia mai cambiato maglia, in questo ha avuto fortuna”. Pjanic ammette che, anche dopo un paio di stagioni, ci si puo’ identificare con la citta’: “Il calcio e’ cambiato e a volte sono le societa’ ad aver bisogno di soldi, non e’ sempre il calciatore che va via. Ho avuto l’opportunita’ di andar via, pero’ mi sento cosi’ bene che, mi chiedo, perche’ farlo se amo squadra e citta’ e voglio vincere qui?”.