“Dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno“, scriveva Alessandro Manzoni per dare un’idea dell’estensione delle imprese di Napoleone Bonaparte. “Dal Rio delle Amazzoni al Bosforo“, scriveremmo noi per rappresentare il “range” geografico dei fallimenti di Cesare Prandelli in questo 2014. Un vero e proprio annus horribilis per l’ex c.t., accasatosi al Galatasaray dopo le (più che doverose) dimissioni dall’incarico di commissario tecnico della Nazionale italiana in seguito a un Mondiale vergognoso, terminato con la prematura eliminazione nella fase a gironi, e incapace di voltare pagina in Turchia, al punto da essere esonerato.
Sulle rive del Mar di Marmara, infatti, il tecnico si è reso protagonista di un vero e proprio disastro con la formazione giallorossa, che in campionato si trova in terza posizione alle spalle di Besiktas e Fenerbahce, le altre due di Istanbul, ed è reduce da un clamoroso 0-3 interno contro il Trabzonspor. Per quanto riguarda la Champions League, invece, il Galatasaray è riuscito a fare peggio: sicuramente il girone, vista la presenza di Arsenal e Borussia Dortmund, era tutt’altro che agevole, ma arrivare ultimi dietro al modesto Anderlecht e non centrare nemmeno la qualificazione in Europa League è davvero un’impresa, specialmente se in squadra militano interpreti come Burak Yilmaz, Wesley Sneijder e Hamit Altintop, giocatori di cui i biancomalva di Bruxelles di certo non dispongono.
Il Gala, in effetti, negli ultimi anni si è sempre contraddistinto per avere ottimi calciatori, mai però in grado di costituire una squadra, nel vero senso della parola. Un limite già visibile, ad esempio, lo scorso anno sotto la guida di Roberto Mancini, con cui tuttavia l’obiettivo della qualificazione agli ottavi di Champions League fu centrato (seppur fortunosamente) nonostante un girone altrettanto ostico. Prandelli non è riuscito a risolvere questa situazione, che, al contrario, adesso sembra ancor più evidente.
Se ricordiamo l’ultima, tragica estate del calcio italiano, lo stesso problema si era visto in Nazionale, i cui giocatori più volte sono apparsi incapaci di fare quadrato e lottare uniti verso un obiettivo che, parliamoci chiaro, era più che alla portata. Certo, pretendere dalla selezione azzurra di arrivare tra le prime 4 in Brasile era alquanto azzardato, ma arrivare terzi nel girone alle spalle della Costa Rica è qualcosa che rasenta lo scandalo, soprattutto perché il fallimento mondiale non è arrivato nonostante un buon gioco, una discreta mole di occasioni create e un possesso palla efficace. Esattamente l’opposto: l’Italia ha sempre espresso un gioco farraginoso e approssimativo, in tre partite ha segnato solo 2 reti (entrambe contro l’Inghilterra, in una partita che, al di là delle affrettate celebrazioni, era stata molto equilibrata) tirando in porta in maniera sporadica e quasi mai a conclusione di un’azione manovrata armoniosamente.
Cosa c’è alla base di queste situazioni? Le responsabilità di Prandelli, tanto nell’Italia, quanto nel Galatasaray, sono innegabili, ma sembra assurdo dover esprimersi in questi termini nei confronti di un allenatore che faceva letteralmente volare la Fiorentina, il cui gioco era più che gradevole e concretizzato da risultati soddisfacenti. Stiamo anche parlando del tecnico con cui la Nazionale è arrivata in finale agli Europei del 2012.
Prandelli è dunque un pessimo tecnico e ha avuto fortuna, oppure è un buon tecnico, “vittima” di un’annata disgraziata? Abbiamo iniziato con Manzoni, terminiamo con Manzoni: “Ai posteri l’ardua sentenza“.