Proteste, fischi, infortuni… questo il prologo del Mondiale!

Sudore, fatica, stress, emozione sì, ma anche tante polemiche e proteste, e qualche immancabile imprevisto last minute: a cinque giorni dall’avvio del Mondiale brasiliano si può dire che cresce l’attesa per più di una partita, non solo quelle che inizieranno a partire da giovedì 12, ma anche quelle che ormai da mesi si giocano su altri terreni di gioco. E mentre le nazionali stanno arrivando alla spicciolata sul continente (oggi è stato il turno di Colombia e Svizzera, altri team sbarcheranno nelle prossime ore, mentre la Grecia deve ritardare il suo arrivo per un problema all’aereo), la presidente brasiliana Dilma Rousseff è uscita allo scoperto (“chi protesta contro i Mondiali di calcio in Brasile è contro il governo”), tanto da far ipotizzare addirittura una clamorosa diserzione alla cerimonia di apertura, proprio per evitare fischi e proteste, come accaduto un anno fa in occasione della Confederation. L’ex guerrigliere marxista mantiene ancora un comodo vantaggio sui rivali nei sondaggi in vista del voto di ottobre ma continua a perdere consenso e non intende certo offrire il fianco a chi punta a politicizzare la più importante vetrina sportiva del mondo. Un anno fa l’esplodere dei movimenti di protesta contro il torneo iridato colse di sorpresa il governo di Dilma.

La politica delle grandi costruzioni per i Mondiali e le Olimpiadi 2016 ha provocato deficit consistenti nelle casse dei vari Stati, con l’unico risultato di alimentare il malessere nelle classi sociali meno abbienti. Se lo sfogo della Rousseff va letto in quest’ottica, c’è poi un altro brasiliano che ‘conta’, Neymar, che – sempre oggi – ha voluto oggi rispondere ad un altro tipo di fischi piovuti sulla testa sua e dei suo compagni dopo lo scialbo 1-0 contro la coriacea Serbia: “cari tifosi – il senso del messaggio – questa non è il Santos, il Corinthians o il San Paolo. E’ la Selecao”, le parole del n.10 verdeoro, piuttosto infastidito per le critiche. Un Mondiale, insomma, di gioie e dolori che non investe solo la politica, le favelas, i grandi interessi economico-finanziari ma necessariamente e ovviamente anche i team e i suoi campioni. Soprattutto adesso che manca davvero poco al via. Se il tedesco Marco Reus ha dovuto alzare oggi bandiera bianca dopo il brutto infortunio alla caviglia, Cristiano Ronaldo e Diego Costa (“Sono e mi sento brasiliano ma giocherò per la Spagna: qui mi hanno accolto come un fratello”, il suo messaggio piuttosto risentito all’indirizzo della Selecao) rassicurano tutti: tornano ad allenarsi e allontanano ogni dubbio sulle loro condizioni. Così come ha fatto il ct uruguaiano Tabarez che non ha dubbi sulle condizioni di Luis Suarez (“il recupero prosegue molto bene”), impensierendo vieppiù gli azzurri che lo incroceranno il 24 giugno e che non sembrano ancora dormire sonni tranquilli: “Due anni fa avevamo più equilibrio”, ha spiegato Giorgio Chiellini. In attesa del calcio d’inizio, l’attenzione mediatica si sposta adesso su Nate Silver, il guru americano dei sondaggi che domani svelerà i suoi pronostici alla Nbc. Ha indovinato, a due riprese, la vittoria di Barack Obama alle presidenziali Usa e c’è da scommettere che saranno in molti a incrociare le dita. Lasciato nei mesi scorsi il popolare blog FiveThirtyEight del NYT e messosi in proprio, Silver è tornato ai suoi primi amori, lo sport e il baseball, grazie al quale è stato in grado di mettere a punto i suoi modelli statistici. Due anni fa ha fatto l’en plein, indovinando senza il minimo errore l’ampiezza della rielezione di Obama, Stato per Stato e senza sbagliarne uno. Sarà lui la riedizione del polpo Paul del 2010?