Richards “spiega” la lite con Balotelli e quella tra Super Mario e Mancini

Il City voleva che rimanesse, “economicamente sarebbe stata la scelta giusta per me, anche la piu’ facile, anche perche’ non parlo italiano e non conosco nessuno a Firenze. Ma ho pensato che la cosa migliore fosse venire qui: e’ un buon campionato, un bellissimo posto, lo stile di vita e’ incredibile e la gente e’ amichevole”. Micah Richards e’ tutt’altro che pentito della sua decisione. A Manchester il 26enne difensore inglese ormai si sentiva di troppo e l’opportunita’ di riscattarsi alla Fiorentina era troppo ghiotta per lasciarsela scappare. Colpito dai nuovi compagni, da Rossi (“una stella”) a Cuadrado (“incredibile”), passando per Gomez (“davvero forte”), Richards sa di essere in una squadra ambiziosa. “Hanno chiuso al quarto posto lo scorso anno ma vogliono arrivare piu’ in alto e questo era importante per me e penso che abbiamo una squadra che puo’ giocarsela con tutti”, racconta al “Guardian”. Il difensore era stato uno dei pilastri del City campione nel 2012 ma nell’ottobre dello stesso anno il ginocchio ha fatto crac, e’ stato sette mesi fuori e al suo rientro ha trovato Pellegrini al posto di Mancini e Zabaleta ormai titolare fisso. “Il momento piu’ difficile e’ stato a gennaio, contro il Watford in FA Cup. Eravamo sotto 2-0 a fine primo tempo, non voglio dare la colpa a nessuno ma non ero certo io il responsabile. Ma Pellegrini ha sostituito me e Rodwell. Ero diventato il capro espiatorio. L’allenatore ha provato a spiegarmi che non voleva correre rischi visto che ero rientrato da poco ma non giocavo in Premier, non giocavo in Champions, per cui almeno volevo fare 90 minuti in coppa. Da allora la mia fiducia e’ stata intaccata”.

Ora l’Italia, un Paese che era nel suo destino visto che nel 2012 fu a un passo dalla Juventus: a bloccare tutto fu Mancini. “Era un duro, diceva esattamente quello che pensava, mi chiamava Swarovski, perche’ diceva che ero fatto di vetro. Non era mai soddisfatto e questo, in un certo modo, ci ha aiutato a vincere il campionato. Posso solo parlare bene di lui, con Mancini ho giocato il mio miglior calcio”. Della lite con Balotelli ai tempi del City nessuna traccia, ormai i due sono grandi amici: “in quell’occasione abbiamo perso entrambi la testa, lui e’ matto ma anche uno dei ragazzi piu’ cari che abbia mai visto”, assicura Richards, che racconta anche la sua versione della lite fra Supermario e il Mancio. “Il mister voleva spiegare qualcosa ma a Mario non interessava. Erano come padre e figlio piuttosto che allenatore e giocatore”.