E’ stata una confernza stampa in cui ha affrontato tutti i temi caldi gravitanti negli ultimi mesi attorno alla Roma quella cui si è sottoposto Walter Sabatini, il direttore sportivo del club giallorosso. Il dirigente è partito da una dettagliata disamina degli eventi che hanno portato alla decisione di cedere Erik Lamela al Tottenham: “Abbiamo fatto le nostre valutazioni, ma non pensavamo all’inizio di poter o voler cedere Erik, poi col tempo sono intervenuti fattori nuovi ed abbiamo preso in considerazione questa eventualità sicuramente non a cuor leggero visto che la cessione ci ha portato alla sofferenza, non solo mia, ma condivisa. Il calciatore ha ricevuto un’offerta che non volevamo e non potevamo pareggiare e piuttosto che fare una battaglia improbabile da vincere, abbiamo accettato un’offerta. Ma se la trattativa l’avessimo messa in piedi prima avremmo venduto il giocatore a un prezzo maggiore”. A proposito del talento argentino, il ds ha regalato una notizia inedita: “Lamela è stato aggredito da una società italiana che gli ha fatto una proposta faraonica, importantissima. Un salario di 3,5 milioni netti per 5 anni e 2 milioni di commissioni al padre. Quando questo è successo, noi abbiamo perso il giocatore. Il giocatore non sarebbe più stato il Lamela di prima, perché la nostra idea contrattuale era quella di aumentarla di poco dagli 1,2 milioni che prendeva. Lamela è un bravo ragazzo, attratto dal calcio. Tutte le persone vicine a lui l’hanno cominciato a spingere verso una negoziazione da proporre alla Roma in quei termini. Quando è successo ho parlato con Lamela dicendogli che la Roma avrebbe potuto aumentargli di poco lo stipendio e poi alzarlo alla fine dell’anno per gli anni successivi. Lui non era molto contento e vedevo nel lavoro che faceva uno stato di disagio. Lamela si impegnava, ma lo vedevo spento. Ho pensato quindi di non poterlo recuperare più dentro la nostra struttura, allora ho messo in piedi una cosa che non avrei fatto. Nessun giocatore infelice o che non ha sistemato le sue situazioni contrattuali scende in campo con la testa giusta. Questa è stata la causa scatenante, dopo si inseriscono meccanismi diversi da tenere conto perché il calcio è dinamico. Può darsi che nel frattempo ci è giunta notizia di poter agganciare un altro giocatore importante, Ljajic. Questo è il calcio, è poco controllabile perché è di tutti i giorni e di tutti, chiunque può cambiare lo scenario”. Il dirigente romanista ha, quindi, fornito un giudizio complessivo sulle operazioni di mercato della Roma: “Nessuno è obbligato a vendere. Però – ha precisato – è stato un mercato duro perché veniva dopo il 26 maggio in un dimensione psicologica molto compromessa, abbiamo dovuto ricostruire quello che restava di noi ed è stato un mercato con difficoltà, però è stato concluso in maniera soddisfacente, siamo sicuri di aver costruito una squadra competitiva”. Sabatini ha parlato anche di Franco Baldini: “Il Tottenham ha preso giocatori della Roma e che voleva la Roma? Franco si è comportato molto bene. Sapeva che erano calciatori che stavamo trattando e si è inserito solo su quelli che la Roma ha lasciato liberi. Non ho provato alcun senso di fastidio, ha un lavoro in una bella azienda, abbiamo fatto cose giuste e leali, che due professionisti possono fare. Mi sento più libero di lavorare senza Baldini al fianco, grande amico col quale ho condiviso decisioni e sopportato altre, come lui con me. Mi sento libero solo quando sono da solo e con la gente attorno a distanza ragguardevole. A tavola non voglio la destra occupata. Questo non riguarda il Baldini essere umano, persona magnifica e mio amico, ma se faccio le cose con lui le faccio con tempi e modi sbagliati. Lui sicuramente gode della mia assenza, l’ho trovato rigenerato al Tottenham”. Il dirigente giallorosso ha poi tirato fuori gli atigli anche a prposito della questione allenatore, rivendicando con orgoglio: “Non è una mia rivincita ma una mia scelta, fatta dopo aver scandagliato il mercato degli allenatori in lungo e largo. È una persona che conoscevo dal punto di vista tecnico. Un uomo che ha ritmo, fa le cose, ha attenzione e sensibilità senza invadere i territori altrui. Gli ho chiesto: che rapporto intenderai prendere con la squadra? Lui mi ha guardato con gli occhi sbarrati. Mi ha detto: io amo la mia squadra. E non c’è niente di patetico: un grande allenatore deve aver questo sentimento verso squadra per poterla proteggere e capire. Lui allena molto bene, sa i problemi di tutti. Li segue con un’attenzione. Sa cosa deve dirgli, quanti soldi toglierli se sbagliano, quali giochi suggerire. Porta a consolidare l’idea della squadra. È molto bravo”. La conferenza stampa convocata a Trigoria è stata anche l’occasione per Sabatini di esprimere le proprie riflessioni sul caso Osvaldo, l’attaccante che, chiusa la sua esperienza nella Capitale, è volato al Southampton: “E’ un giocatore straordinario che non ha mai trovato la sua quiete con se stesso e ambiente, mi dispiace che le cose siano degenerate. Ha fatto cose, non abbastanza gravi, ma visibili e si è messo dentro un tunnel.È un giocatore importantissimo. Ha fatto tanti gol nella Roma e speriamo li faccia anche anche al Southampton perché abbiamo diversi bonus”. Infine, la spiegazione delle nuove strade rispetto al passato intraprese per rafforzare la squadra e che si sono fondate sulla ricerca di calciatori con esperienza. “Non avrei mai preso Maicon se il derby fosse andato in diversa maniera – confessa-, perché venivamo da una striscia di risultati e la squadra era in crescita. La vittoria del derby avrebbe dato la possibilità di continuare a rischiare. La maniera della sconfitta ci ha imposto di dire che per poter essere la Roma dei romanisti dovevamo cambiare qualcosa”.