Quando era al Siviglia, aveva fatto della plusvalenza il marchio di fabbrica del club. Monchi ha sempre dovuto fare i conti col bilancio in Spagna ed è stato chiamato a Roma anche per questo. Se ci soffermassimo sulle cessioni degli ultimi due anni, senza considerare gli ottimi risultati ottenuti, potremmo parlare di smobilitazione: Salah, Alisson, Nainggolan, oltre al più recente Strootman, sono i pezzi pregiati ceduti dai giallorossi nelle ultime due stagioni. Per sostituirli, il ds spagnolo ha puntato su giovani di prospettiva – come Kluivert, Schick, Under e Cristante – e giocatori pronti da subito – Pastore e Marcano.

Senza spese folli, il club ha raggiunto le semifinali di Champions e il terzo posto in campionato l’anno scorso, punto di partenza per provare a consolidare il proprio status a livello sia nazionale che europeo. Anche la scelta di Di Francesco per la panchina va nella direzione della valorizzazione dei talenti. Il mercato appena concluso ha consegnato al tecnico una rosa ampia, che gli consentirà di operare il turnover quando gli impegni aumenteranno e, all’occorrenza, di cambiare modulo tattico, alternando il 4-3-3 e il 4-2-3-1 (soluzione che permetterebbe a Pastore di giocare nella posizione più congeniale). La strada indicata da Monchi, in grado di coniugare risultati e bilancio, è una delle poche percorribili nell’epoca del fair play finanziario.