Ronaldinho, dal “Bunga Bunga” di Arcore alla tragica morte del padre fino alle telefonate in piena notte

Si rinnova il classico appuntamento con la nostra rubrica "L'uomo del giorno". Protagonista di oggi è Ronaldinho, ex fuoriclasse brasiliano

Ronaldo de Assis Moreira, conosciuto in tutto il mondo come Ronaldinho. Un giocoliere, un funambolo, un grande calciatore, definitelo come volete, ma il brasiliano ha cambiato questo gioco. E’ l’ultimo figlio di Joao Da Silva Moreira e Dona Miguelina. A 8 anni perde il padre. Dopo aver praticato futsal e beach soccer Ronaldinho si dedica al calcio vero e proprio. Il Gremio, sua prima squadra, regala a lui e alla sua famiglia una villa nel quartiere di Guaruja. Nella piscina muore annegato il padre Joao, vittima di idrocuzione, una perdita di coscienza in acqua. Nel 1993 si mette in luce nella squadra della sua scuola: durante una partita realizza tutti e 23 i gol con cui la sua compagine vinse l’incontro. Nel 1997 vince la Coppa del mondo Under 17, l’anno dopo esordisce con il Gremio. Segnerà tanto in 3 stagioni. Nel 1999 arriva la Nazionale maggiore. Arriva in Europa nel 2001. Prima tappa il Psg. Due anni buoni. Poi va al Barcellona. Farà le fortune sue e dei blaugrana. Dal 2003 al 2008 vince tutto in Spagna, in Europa e nel mondo. Arriva anche il Pallone d’Oro nel 2005. Dal 2008 al 2011 è al Milan, esperienza non indimenticabile. Torna poi in patria con la maglia del Flamengo prima e dell’Atletico Mineiro dopo. Le ultime due avventure sono con il Queretaro, in Messico, e con il Fluminense, in Brasile. Un brasiliano atipico. Sì, faceva grandi numeri, grandi giocate, ma era velocissimo, al contrario di tanti connazionali. Ora è in carcere in Paraguay per essere entrato ad Asuncion con passaporto falso e per un’accusa di riciclaggio di denaro.

Aneddoti e curiosità su Ronaldinho

Il fratello Roberto è stato un buon calciatore, a detta di molti anche più forte di lui. Fu costretto a smettere per un grave infortunio. Fece un provino con il Torino e diventerà procuratore di Dinho. Da piccolo giocava a saltare i cani. Da qui nasce la sua grande abilità nel dribbling. Ha paura di guidare. Non ha mai preso la patente. Ha sempre avuto la tendenza ad ingrassare. Ha sempre mangiato di tutto, i dolci in particolare. Nelle notti di Arcore, quelle del ‘Bunga Bunga’, c’era anche una modella, Iris Berardi, mascherata come lui. A rivelarlo Nicole Minetti. Tantissime donne nella sua vita. Una relazione anche con la figlia di Rijkaard. La modella Alexandra Paressant svelò che durante i Mondiali 2006 Ronaldinho e lei facevano sesso ovunque.

Prima del suo passaggio al Barcellona doveva andare al Manchester United, che poi prese Cristiano Ronaldo. Perché sfumò il trasferimento? A raccontarlo è stato Quinton Fortune, ex calciatore dei Red Devils: “Ronaldinho venne a Manchester per firmare con lo United, ma quel giorno pioveva e si notò fin dal primo momento che la città non gli piaceva. Magari, se fosse venuto un altro giorno, la sua carriera sarebbe proseguita a Manchester. Invece finì per andare al Barcellona”.

Claude Makelele ha invece raccontato di un Chelsea-Barcellona in cui i dribbling di Ronaldinho lo irritarono: “Piccolo, preferisco che tu mi dribbli senza i tuoi trucchi da PlayStation, altrimenti ti manderò in ospedale. Mi chiese perdono e mi diede il pallone”. Ronaldinho lo inserì nel suo personale dream team.

Prima di un Clasico contro il Barcellona tempestò di chiamate tutti i calciatori blaugrana per dire che sarebbe andato al Real Madrid. A raccontarlo è Andrés Iniesta, nella sua autobiografia: “Mancava qualche giorno al Clásico con il Real Madrid, Dinho mi telefonò in piena notte e mi disse: Andrés, lo so che sono le 3 del mattino, ma devo dirti una cosa. A giugno vado via. Mio fratello si sta mettendo d’accordo con il Real… Sono cifre incredibili, non posso dire di no… Tu sei giovane puoi capirmi. Mi raccomando però non dire nulla nello spogliatoio e alla società, non tradirmi, mi fido di te più di chiunque altro. Il giorno dopo eravamo sul campo ad allenarci e sentivo intorno uno strano silenzio”. Arrivò il giorno del Clásico e negli spogliatoi del Santiago Bernabeu, Dinho prese parola dicendo: “Ragazzi, oggi giochiamo una partita importante, in questi giorni ho scoperto che siamo come una famiglia. Ho chiamato tutti voi in piena notte dicendo che sarei andato via a giugno, ma nessuno di voi ha parlato. Ho capito che siamo disposti tutti a morire dentro pur di non tradirci. Io rimarrò qui per molti anni ancora. Ora usciamo in campo e andiamo ad insegnare calcio a questi di Madrid”. Quella sera fece una doppietta, e tutto il Bernabeu si alzò in piedi ad applaudirlo.