Sacchi massacra la Juventus: paragone irriverente con il Rosenborg

In Europa la Juventus fatica, dure frecciate di Arrigo Sacchi ai bianconeri, poi un parallelo tra i tecnici della nostra Serie A

Arrigo Sacchi, dopo gli screzi dei mesi passati con Massimiliano Allegri, torna a pungere la Juventus. Stavolta l’ex allenatore del Milan ha parlato del rapporto che i bianconeri hanno con le coppe europee. “La Juve – spiega in una intervista a LaPresse – è dieci anni avanti a tutte le altre per coesione e competenza. Il suo limite sono i verbi. Noi al Milan ne coniugavamo tre: vincere, convincere, divertire. La Juventus ne coniuga uno: vincere. È una debolezza. Si dirà: ‘Ma in Italia continua a vincere’. E io dirò: anche il Rosenborg vince sempre lo scudetto in Norvegia. Ma cosa conta è la Champions League e in Europa la Juventus fatica“.

Una dura frecciata alla squadra bianconera, ma poi l’argomento si sposta nuovamente su Allegri, per il quale stavolta le parole sono meno critiche del solito: “Io divido gli allenatori in tre categorie. La prima è quella che comprende un piccolo drappello di geni, di innovatori, che mettono il gioco al centro del loro progetto. La seconda è quella degli orecchianti che seguono la moda senza sapere un granché. La terza riguarda quelli orgogliosamente aggrappati al passato, che fanno della tattica esasperata il loro modus operandi, che sono ingessati a un solo sistema di gioco. Max è una via di mezzo tra le prime due: è un grande tattico, sa cambiare in corsa, però non deve accontentarsi solo di vincere”.

Infine elogi per Antonio Conte e per i suoi pochi eletti: “Conte è un autentico fenomeno, deve solo spogliarsi di una certa italianità. Che significa essere più coerente. Il calcio totale non ha molto a che vedere con l’italianità. Io Antonio l’ho visto allenare: ha idee chiare, talento, inventiva. È ora che si tolga di dosso la paura. Basta giocare con la sindrome di Pollicino addosso: palla a noi, non agli altri. Chi sono gli eletti? Di Francesco, Spalletti, Sarri, Paulo Sousa, Giampaolo. A Napoli, in curva, nel settore più passionale, ho letto uno striscione che pressapoco recitava così: ci fate talmente divertire che qualsiasi risultato ci va bene. In fondo, il calcio è lo specchio della vita”.

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