Sampdoria, Cassano e quel contratto che ha il diritto di rispettare

Uno dei casi più controversi di questo calciomercato appena concluso riguarda quello che ha avuto per protagonisti Antonio Cassano e la Sampdoria. Breve riepilogo. Fantantonio ritornò in blucerchiato, a furor di popolo, nell’estate del 2015. Era reduce da mesi di inattività, dopo l’avventura finita male con il Parma. Cassano firmò allora un biennale, nell’ordine dei 700.000 euro di ingaggio a stagione. Il suo apporto alla causa blucerchiata, a onore del vero, non è stato dei migliori: per lui appena 25 partite giocate e 2 goal segnati. Insomma, i bei tempi non sono più tornati. Nell’estate in corso è scoppiato un nuovo caso. La novità è che Antonio non ha fatto mai grossa polemica. Si è semplicemente limitato a rifiutare ogni offerta ricevuta, pur se a fronte dell’evidente fatto che la Sampdoria non contasse più su di lui. Di ipotesi ne sono state fatte tante: dal Genoa al Palermo, passando per la Virtus Entella. Quest’ultima pista, assai poco credibile, era legata al fatto che, secondo i più, i vari dinieghi opposti da Cassano fossero dovuti alla sua assoluta volontà di non andare via dall’amata Genova, città amatissima da lui e dalla sua famiglia: la vicinanza geografica con Chiavari avrebbe potuto essere un rimedio. A prescindere da questo, il barese ha deciso di rimanere in blucerchiato. Ferrero non l’ha presa bene, contestando pubblicamente l’attaccante, definito irriconoscente ed accusato di recitare la parte della vittima, allenandosi da solo. Insomma, è finita male. E la prospettiva per Cassano, la cui foto è stata persino eliminata dal sito ufficiale dei blucerchiati, pare essere una sola: rimanere un anno fermo, percependo l’ingaggio fino a fine contratto, prevista per giugno 2017, e godendosi appieno i suoi affetti. Gli si può dare torto? No. Ci si può interrogare sul perché Antonio abbia preso questa scelta. Ci si può chiedere se gli sia passata la voglia di giocare a calcio. Ma il torto non è dalla sua parte. I contratti si firmano in due: da un lato il giocatore con il suo agente, dall’altro la società. Ecco perché, mai come in questo caso, Cassano non è colpevole di nulla. Ha preso una scelta che per qualcuno può essere discutibile ma che, di fatto, è pienamente legittima. Se ne faccia una ragione Ferrero: il contratto Cassano non se lo è fatto da solo.