Sampdoria, a tutto Giampaolo: l’obiettivo per la stagione, l’idea di gioco e il futuro lontano da Genova

Marco Giampaolo, tecnico della Sampdoria, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni de ‘La Repubblica’ in cui ha toccato diversi argomenti. “Sarri dice che la mia Samp assomiglia al suo Napoli? Interpretiamo il lavoro alla stessa maniera, come un pozzo senza fondo, sempre da sviluppare, pensare, migliorare. Non è un pregio, né un difetto, è una caratteristica. Ad essere comune è la filosofia. La mia Samp è un piccolo Napoli? Aspira ad esserlo, tentando di fare la partita sempre. Alcune volte ci riesce, altre no. La differenza fra noi e loro è nella quantità di volte.

Sugli obiettivi della Sampdoria per la stagione: “Noi? Premetto: dal 7° al 10° posto c’è spazio. Vedo l’Atalanta, forte, domenica per noi sarà durissima. Faticherà per le coppe? Luogo comune. Poi Torino e Fiorentina. Dopo, due possibili sorprese: Bologna, ha qualità, e Chievo, che ha esperienza e gioca a memoria. Sulla Samp preferisco aspettare, ma non per sfiducia.

Sono convinto di avere una squadra forte, diversa dall’anno scorso, più omogenea, con più titolari. Ma devo capire se siamo più quelli che hanno battuto il Milan o quelli che hanno perso male ad Udine. Qualità, organizzazione, maturità, continuità, se punti in alto, serve tutto. Io sono abituato a fare, non a sbandierare. Il venditore di fumo non mi rappresenta. La nostra tifoseria è straordinaria, 20 mila abbonati, un valore aggiunto. Io devo soddisfare il loro palato e le loro ambizioni con il lavoro, il gioco e stimolando in continuazione i calciatori ad alzare l’asticella. Dobbiamo andare oltre i 50 punti“. 

LaPresse/Stefano Cavicchi
LaPresse/Stefano Cavicchi

Giampaolo sogna un futuro all’Inter: “Perché non sono mai stato chiamato da una grande squadra? Non me lo sono mai chiesto. Io credo si debba essere felici in un contesto. Significa poter lavorare senza ingerenze esterne, in un club che non fa pressioni, trasmettendo le tue idee. Puoi indossare un bell’abito e poi trovarlo scomodo: devi sempre provarlo prima.

La Juve è stata un’opportunità, non un rimpianto. Mi sarei trovato bene, male? Come sarebbe stato l’abito? Io guardo sempre avanti, con realismo. Da bambino ero interista, un giorno all’Inter mi piacerebbe arrivare. Poi una scuola a calcio a casa mia, a Giulianova. E a sessant’anni mi prendo il quadro, vi lascio la cornice”.