Sampdoria, Giampaolo si racconta: “scrivo schemi sulle tovaglie, ecco quando smetterò…”

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La Sampdoria, dopo la sconfitta rimediata contro la Juventus prima della sosta, si appresta ad affrontare l’Inter in trasferta. Marco Giampaolo proverà a fare il colpaccio come rivelato ai microfoni del ‘Secolo XIX’: “Giocheremo per vincere, come sempre”.

Il tecnico blucerchiato ha raccontato poi alcuni retroscena legati alla sua vita dedicata quasi completamente al calcio: “Psicologicamente non posso staccare, il calcio per me ha perso ogni interpretazione ludica. Hai troppe cose alle quali pensare. Non è che mi sveglio al mattino e dico ‘come fermiamo Icardi’… quello ce l’ho già in testa da giorni. Ma la mia preoccupazione è migliorare la preparazione della squadra. Il calcio è sempre presente nella mia giornata. Mi capita di scrivere schemi sulle tovaglie a pranzo o cena. Quanti bicchieri ho spostato… Da solo però no. Altrimenti mi ricoverano. Una volta mi ero fatto costruire un subbuteo portatile, in legno. Pieghevole, tipo scacchiera. Che mi portavo sempre dietro. E allora sì, da solo mi capitava di studiarci le uscite, le fasi di possesso… Poi l’ho lasciato in uno spogliatoio, in trasferta. L’ho perso”.

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Le ore di sonno sono poche: “Dormo sei ore, sei e mezza. Ho un pregio, quando appoggio la testa, piombo. La sera prima della partita dormo bene e non sogno calcio. E’ come se il fisico andasse in modalità ricarica. Tanto ormai è tutto fatto. C’è la partita, ma è un’altra storia. La sera dopo la gara, invece, è una tragedia. Mi addormento alle quattro, alle cinque. Non dreno l’adrenalina”.

Sulla sua famiglia: “Il calcio incide sui rapporti nella vita, per forza. Dopo l’ultima giornata non riesco a stare mezza giornata in più al centro sportivo. Ho nausea. La mia famiglia mi capisce. Sono trent’anni che faccio calcio. Non mi ha mai creato problemi. Mia moglie Luisiana non mi ha mai parlato di calcio, mia figlia Greta (18 anni) nemmeno. Soffrono però le mie tensione. Mia figlia adesso si chiude in una stanza da sola per vedere le mie partite, me lo racconta mia moglie. La sente imprecare… Mia moglie va a fare una passeggiata o stira. In quell’ora e mezza non vuole sentire niente”.

Giampaolo svela poi quando smetterà: Smetterò quando non sentirò più la passione per venire al campo, per creare una forma d’arte. Quella è la spia, non la tradirò. E non penso di allenare a 70 anni”.

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Il futuro è ancora alla Sampdoria: “Sicuramente la Sampdoria è il club più prestigioso, blasonato, che abbia mai allenato. Abbiamo costruito qualcosa che va portato a termine. Mancano nove partite e la squadra deve lasciare l’odore dietro di sé. Dobbiamo ripartire nella prossima stagione da quanti mattoni abbiamo messo in questa e migliorare. E’ un lavoro che non finisce mai”.

Infine Giampaolo svela un suo difetto: “Non godo mai dei momenti di soddisfazione… correre sotto la gradinata potrei anche farlo, ma non mi lodo mai di una vittoria. Perché la considero sempre una tappa parziale. Ecco perché alla fine del campionato devo staccare, sono privo di energie. Lo so che sembro triste, ma è più una forma di raziocinio mentale. Qualcuno la percepisce come disegno, ma non è così. L’allegria per me è uno stato d’animo che non si manifesta con tic corporei L’allegria più che agli altri la manifesto a me stesso”.