Intervistato dai microfoni de ‘Il Secolo XIX’, Marco Giampaolo è tornato sulla vittoria della sua Sampdoria contro il Sassuolo dove i suoi cambi sono stati determinanti. Ecco le sue dichiarazioni:
“Sullo 0-2 per il Sassuolo potevo anche cambiare sistema di gioco, come a Cagliari. Però in quel momento lì la squadra non aveva bisogno di stravolgere, ma di cambiare semmai le caratteristiche nel ruolo. Così ho fatto entrare Praet per Barreto e Schick per Fernandes, punta tra le linee. Non ho spostato i riferimenti a Quagliarella e Muriel, ma ho messo più qualità… Con il Genoa, altro esempio, ho messo Djuricic e stravolto un po’ per non subire le ampiezze, le inferiorità numeriche in fascia, ma mancavano solo 10?. Non è un dettaglio. La sostituzione più difficile è stata quella di Dodò a Roma. Non si dovrebbe mai sostituire un giocatore prima del 45? o un subentrato. Lo so. Aggiungo che potrebbe essere stata la mia prima volta. L’ho fatto perchè era a un punto di rottura, ma per stimolarlo. Il mio obiettivo vero è recuperare tutti e lo dico sempre ai giocatori. Muriel lo sostituisco perchè me lo chiede lui o perchè lo vedo cotto. Non stravolgerò mai l’impianto originale di gioco, tranne in casi particolari: dove non regge più, oppure dove non sia un vero stravolgimento”.
Poi svela un retroscena sul presidente dell’Empoli, Maurizio Corsi: “Il presidente a Empoli mi diceva che ero il migliore allenatore che aveva avuto nella tempistica dei cambi. In un altro posto posso sentirmi dire invece che non ci capisco niente… come la leggete? Io ho sempre una motivazione per ogni mio cambio. A Firenze, Praet per Linetty perchè avevo bisogno di palleggiare di più, stavo rischiando di subire il predominio tecnico dell’avversario che mi avrebbe schiacciato mano mano. Tant’è che stavo pensando di fare entrare anche Djuricic, per fare un centrocampo completamente diverso con Praet e Torreira, tutta qualità”.