Caro Maurizio, vai pure. Ma due paroline te le voglio dire. Hai ragione a sostenere che se tua moglie ti ha lasciato non devi certo continuare a rimanerle fedele. Se vai alla Juve, infatti, il problema non è nei confronti del Napoli o dei tifosi napoletani. Loro ci sono già passati con Higuain tre anni fa, con Ciro Ferrara nel 1994 e con la double treason di Dino Zoff e Josè Altafini nel 1972. Sanno cosa significa, figurati.
Il problema, invece, è nei confronti di te stesso e di quello che hai rappresentato.
Vedi, caro Maurizio, negli anni in cui hai allenato il Napoli hai fatto innamorare tutta l’Italia del pallone per il tuo gioco travolgente ed entusiasmante e per la sfida palpitante che hai sferrato alla super potenza juventina, dentro e fuori dal campo. Non sono stati soltanto i tifosi del Napoli ad innamorarsi del tuo calcio. Sai, caro Maurizio, quanti milanisti, interisti, romanisti, laziali, torinisti, fiorentini, doriani, palermitani, ma anche più semplicemente calabresi, veneti, abruzzesi che non tifano per nessuno ma seguono il calcio per passione, hanno esultato a squarcia gola per quel gol di Koulibaly al novantesimo? E non l’hanno fatto per l’odio nei confronti della Juve. Non solo. Non hanno esultato per la favola di Davide che vinceva contro Golia. Non solo. Hanno esultato perchè Maurizio Sarri aveva unito tutti, tutti gli italiani (tranne gli juventini, ovviamente) nel sogno di una piccola squadra bella come non si era mai visto nella storia che metteva in discussione lo strapotere di chi, invece, da anni vinceva con la forza senza emozionare. Così è nato il sarrismo. Non è solo l’affascinante concezione tattica di un calcio bello, offensivo e veloce con pochissimi precedenti nella tradizione italiana. Era l’appartenenza a una corrente di pensiero, a una cultura secondo cui il calcio è uno sport, un gioco, una passione che deve prima di tutto trasmettere i valori su cui si fonda, emozionando il pubblico. La sana competizione con il rispetto delle regole, il gioco di squadra, il divertimento, la lealtà: il sarrismo non è nato soltanto per quel gioco mozzafiato che incollava milioni di persone davanti a Napoli-Lazio, Torino-Napoli o Napoli-Udinese. E’ nato anche per il contorno dei tuoi gesti, delle tue parole, dei tuoi concetti, caro Maurizio. E’ nato come espressione sanguigna di un’anima vibrante, umana, istintiva, genuina, pura, sana. E’ nato come simbolo di un uomo qualunque che viene dal basso e dopo una lunga gavetta, con la cultura del lavoro e del sacrificio, raccoglie i frutti del proprio sudore. Perchè è facile fare il tiki-taka con Messi e Iniesta o De Bruyne e Sanè. Tu l’hai fatto con Insigne e Hysaj.
Sai, caro Maurizio, c’è qualcuno che ancora ti prende in giro perchè hai detto che hai perso quello scudetto in albergo. Noi invece crediamo che tu avessi ragione. Ne siamo fermamente convinti. Quello scudetto sarebbe stato del Napoli se Orsato non avesse regalato alla Juve la vittoria sull’Inter quella maledetta serata di San Siro, apoteosi di tanti episodi che testimoniano quanto sia ancora brutto, sporco e malato il nostro calcio più di dieci anni dopo Calciopoli. Ti avevamo considerato l’anticorpo. Il sarrismo era il volto buono, l’alternativa a cui aggrapparsi per continuare ancora a coltivare questa passione con la speranza che il bene abbia la meglio sul male.
E che poi alla fine vincessi o meno, caro Maurizio, non ci ha dato particolari contraccolpi. I tuoi secondi posti con il Napoli hanno un valore di gran lunga maggiore rispetto a tante vittorie. La pensiamo proprio come te: vincere non è l’unica cosa che conta. L’hai appena ribadito nell’ultima intervista: continui, pur andando alla Juve, a contestare il concetto di vittoria a ogni costo. “Un’estremizzazione che annebbia le menti dei tifosi e di alcuni dirigenti, cosa che mi preoccupa di più. È sport, non ha senso. Non si può essere scontenti di un secondo posto” hai appena detto. Come farai ad essere ancora sarrista se stai andando proprio alla Juve, lì dove la vittoria è da sempre “l’unica cosa che conta”? Sei pronto ad affrontare dall’interno un ambiente che pretenderà da subito la vittoria ad ogni costo? Preferibilmente con un rimpallo sporco o un rigore regalato, perchè a loro così piace di più? Ricordati che sono i teorici del “non puoi vincere giocando bene”… Sai come e quanto ti metteranno in discussione persino gli stessi calciatori? Hai sentito come ha risposto Chiellini a chi, qualche giorno fa, gli chiedeva cosa pensava del tuo arrivo alla Juve?
Vai pure, Maurizio. Ti auguro anche un grande in bocca al lupo. Perchè te lo meriti comunque per quello che ci hai regalato in quegli anni. Sarebbe bello se fossi tu a cambiare loro. Se ti vestissi con la tuta anche se ti volessero incravattato. Se ti facessi portare la moca col caffè alla Continassa. Se facessi il dito medio dal pullman a qualcuno. Se protestassi contro la federazione quando non giocherai in contemporanea con le tue avversarie nelle ultime giornate. Se obbligassi i tuoi calciatori a sparare in curva i rigori che vi regaleranno. Se riuscissi a riproporre quel gioco magnifico con i campioni che andrai ad allenare: potresti vincere tutto per anni in Europa e nel mondo, e sarebbe uno spot bellissimo per il calcio italiano.
Ci stiamo illudendo che riuscirai a sarrizzare la Juve. Fantacalcio.
Per noi il sarrismo finisce qui. E ci mancherà tantissimo, caro Maurizio.