Scala presenta il nuovo Parma: “Basta col calcio marcio, vinceremo a modo nostro”

Il Parma riparte dalla sua storia: quanti nomi storici nell'organigramma!

E’ una giornata storica per il Parma, che ha ricevuto l’ok dalla FIGC  per iscrivere la squadra in Serie D. La realtà emiliana riparte dagli imprenditori del territorio e da un capitale sociale di 1 milione e 750 mila euro. Ma non solo: dal punto di vista tecnico e societario, il nuovo corso crociato si caratterizza per la presenza massiccia di nomi che hanno fatto la storia del club. Il presidente, infatti, è Nevio Scala, allenatore Luigi Apolloni, dt Lorenzo Minotti e Simone Barone e Stefano Morrone tecnici rispettivamente della Juniores e degli Allievi.

Il Parma, dunque, riparte da se stesso, dalla sua storia, dal territorio che rappresenta e dai suoi tifosi, che potranno acquistare quote societarie (30%messo a disposizione) per un minimo di 500 euro, e godere di una campagna abbonamenti dai prezzi estremamente popolari (25 euro in curva) e usufruire dei diritti sulla membership per quanto riguarda il parcheggio del Tardini e l’acquisto del merchandising ufficiale.

A presentare le linee guida del nuovo progetto, ci ha pensato Scala ai microfoni del Corriere dello Sport: “Vinceremo a modo nostro. Vogliamo dare un calcio al calcio marcio e per farlo contiamo sull’appoggio dei tifosi. Finalmente ora possiamo lavorare non più, per così dire, da clandestini”.

Dal punto di vista tecnico, la squadra può già contare su due bandiere come Alessandro Lucarelli e Marco Marchionni, coadiuvati dall’esperto Jeda. Ad essi si aggiungono gli acquisti di Jacopo Viola e Lorenzo Crocetti, entrambi ex Siena. Tuttavia, Scala segnala come diversi giocatori ambiscano a giocare nel nuovo Parma: “Si sono proposti tanti giocatori, ma noi non firmeremo contratti oltre lo stipendio massimo fissato dalle regole della Lega Nazionale Dilettanti”.

Importanti, anche i progetti relativi allo stadio: “Vogliamo anche abbattere le barriere, come in Inghilterra. Speriamo ce lo concedano, vogliamo che i giocatori siano a portata di tifo. E non vogliamo che lo stadio sia una prigione, la partita dovrà essere una festa“.