Se uno 0-2 soddisfa la Roma, vuol dire che siamo davvero alla frutta

Fino a qualche anno fa la sfida tra la prima di Germania e la seconda italiana in Champions sarebbe stata etichettata come “scontro tra titani“, “match stellare” ed epiteti simili. Del resto, solo 4 anni e mezzo fa un’italiana e una tedesca si affrontarono in finale. E non stiamo parlando dei tempi della Guerra. No, solo 4 anni e mezzo fa. 4 anni e mezzo in cui è cambiato tutto, in cui la squadra che uscì sconfitta da quella finale (alla quale arrivò con non poca fortuna) adesso è una corazzata impressionante per uomini e gioco, mentre quella che alzò la coppa dalle grandi orecchie adesso fatica a qualificarsi in Europa League. Il suo posto come massima rappresentante del calcio italiano in ambito continentale è stato progressivamente preso da altre compagini: ultimamente si è registrato il ritorno della Juve e l’affermazione della Roma.

Il caso dei bianconeri è già di per sé preoccupante, visto che già dall’inizio del ciclo vincente all’interno dei confini non sono mai riusciti a incidere in Europa, riuscendo addirittura a farsi buttare vergognosamente fuori da un girone agevole. E anche quest’anno le difficoltà, in un girone ancora più facile, non stanno mancando. Malattia cronica? Si spera di no.

Diversa è la situazione della Roma. Tanti speravano nella prepotente ascesa di questa realtà, rigenerata dalla proprietà Pallotta e dalla cura Garcia che, nonostante partisse in 4^ fascia, si presentava come potenziale rivelazione del torneo. Il sorteggio, purtroppo, è stato tutt’altro che benevolo, con corazzate come Bayern  e Manchester City a mettere a repentaglio ogni possibile sogno di gloria. Gli inglesi sono stati un flop, e adesso i giallorossi sono in corsa per il secondo posto, da contendere con il CSKA Mosca, compagine rispettabile, ma non certo irresistibile. La Roma si gioca un secondo posto avendo, per ora, totalizzato solo 4 punti, frutto di una vittoria roboante sui russi e di un pari a Manchester, e dopo essersi fatta prendere a sberle dal Bayern all’Olimpico e rimediare uno 0-2 in Germania.

Questa è una gran fortuna, che compensa la sorte avversa al momento della composizione dei gironi, ma di certo, anche in caso di qualificazione agli ottavi, gli interrogativi restano. E sono interrogativi drammatici. Perché se un allenatore può dirsi soddisfatto di uno 0-2 con il quale i giallorossi, parole di Garcia, hanno “cancellato l’andata, uscendo a testa alta“, vuol dire che qualcosa non va. Per niente.

Considerare, dunque, “vittoria” una sensibile limitazione del passivo rispetto all’umiliazione dell’andata, nonostante la squadra, dichiaratamente offensiva, abbia fatto il catenaccio e nonostante in diversi tratti il Bayern si sia letteralmente allenato nella circolazione di palla, evidenzia che la Roma più di così non poteva fare, e ne era cosciente. E se la seconda realtà del campionato non può sperare di andare oltre una sconfitta dignitosa (almeno nel punteggio, perché poi un possesso palla del 29,2% e 2 cross contro i 23 degli avversari non è che rendano il boccone poi così dolce), significa che quello italiano è ormai un campionato minore, che i nostri “top player” all’estero sono giocatori normali e che siamo lontani anni-luce da Inghilterra, Spagna e Germania.

Significa, per farla breve, che siamo alla frutta.