Una Serie A più spettacolare, meno tattica e con più emozioni e gol. E’ forse quello che un po’ tutti sognano, dai tifosi agli addetti ai lavori. Il calcio è cambiato, c’è molta più corsa e la velocità e raddoppiata. L’Italia, paese storicamente tattico e conservativo a livello calcistico, non ha ancora ‘afferrato’ del tutto questi cambiamenti, seppur stia provando gradualmente a farlo.
Ad inizio stagione, dopo le ufficialità di alcuni allenatori sulle panchine delle ‘big’ nostrane, si è subito pensato che questo cambiamento potesse diventare ancora più veloce. Sarri e Conte, dopo le esperienze inglesi, sostituiscono Allegri e Spalletti, Giampalo rileva Gattuso e Fonseca approda a Roma. In tutto ciò, le conferme di Gasperini, Ancelotti, Inzaghi e Mazzarri. Molta più imprevedibilità, intensità, spettacolarità.
Bilanci ad oggi? Presto per farne, siamo soltanto alla terza giornata. Ma, prendendo in esame i quattro allenatori delle grandi sulle nuove panchine, è facile intuire come siano stati in parte rispettati i pronostici della vigilia. In soldoni, si vede già l’impronta del tecnico? Il rapporto parla di un… 50 e 50. Conte e Fonseca hanno sin da subito trasmesso le loro idee alle rispettive squadre, pregi e difetti permettendo. La stessa cosa, perlomeno non ancora, si può dire per Sarri e Giampaolo. Il primo, condizionato da un inizio stagione ‘agitatissimo’ tra polmonite ed esuberi, ha mostrato soltanto a sprazzi (primo tempo contro il Napoli) la sua idea di gioco. Il secondo, al momento, sembra avere le idee un po’ confuse. Dopo aver preparato per tutta l’estate i rossoneri al modulo a lui più caro, si è reso conto dopo la sconfitta all’esordio di non poter attuare quel sistema di gioco, cambiando per altre due volte nelle sfide successive.
Ma, se l’analisi sulle prestazioni dice questo, lo stesso non si può dire per i risultati. Quelli, almeno per adesso, sono positivi. E, si sa, nel calcio contano più di ogni altra cosa.