La Spagna vista ieri in azione contro l’Italia ha impressionato, ma non più di tanto: nel senso che certe caratteristiche, come il possesso palla esasperato, il fraseggio perfetto, le occasioni da goal create a quintali, da anni, ormai, appartengono al dna della selezione iberica. La concretezza assoluta applicata al calcio spettacolo, per una qualità mai fine a se stessa, come dimostrano gli Europei del 2008 e del 2012 ed il Mondiale del 2010 vinti dalle ‘furie rosse’.
E proprio questa sequela impressionante di trionfi è considerato da molti elemento che potrebbe ostacolare l’ennesima replica da parte della Spagna ai Mondiali di Brasile 2014, chiamando anche in causa la Confederations Cup che, la scorsa estate, ha visto trionfare proprio la locale ‘seleçao’, in finale, contro la compagine allenata da Vicente Del Bosque. Tuttavia, l’appagamento dei calciatori è una teoria che, francamente, non ci sentiamo di condividere.
Quando si scrivono pagine di storia importanti con la nazionale, la voglia non diminuisce, bensì aumenta. E’ una storia diversa rispetto a quella che riguarda le squadre di club, con altri contesti ed altre motivazioni in ballo. Più che altro può essere la folta concorrenza a creare ostacolo serio a quello che sarebbe il quarto successo consecutivo, per la Spagna, tra Mondiali ed Europei. Il già citato Brasile, ma anche Germania, Olanda, Francia ed Inghilterra, rappresentano delle concorrenti più che valida nella lotta alla Coppa del Mondo. Inoltre, il clima del Brasile potrà rappresentare un grosso ostacolo per la gran parte della nazionali che prenderanno parte al Mondiale, Spagna compresa. Insomma, qualcosa che faccia pensare ad una non vittoria della Spagna c’è.
Ma molti sono i pro, decisamente di più. Innanzitutto parliamo di una squadra dove la somma dei singoli individui, già di per sé dotati di grandissima classe, produce un collettivo dalla forza straripante, senza eguali al mondo. Del resto, quale altra nazionale può permettersi il lusso di portare in panchina elementi del calibro di Xabi Alonso, David Silva, Jesus Navas, Koke, Santi Cazorla ed Alvaro Negredo? Per non dire dei vari Borja Valero, Fernando Llorente e David Villa, neppure convocati. E’ una formazione, quella iberica, che gioca a memoria, che richiamano alla mente il Barcellona di Guardiola. Un tiki taka tremendamente efficace, che difficilmente và in bambola, a meno di non trovarsi di fronte un avversario in condizione perfette.
E se prima si imputava alla Spagna l’assenza di un centravanti devastante, in grado di fare seri danni nelle aree di rigore avversarie, la naturalizzazione del brasiliano Diego Costa ha fornito a Del Bosque un fuoriclasse anche in quel settore di campo, nonostante ieri, all’esordio contro l’Italia, non abbia brillato. Insomma, gli ingredienti perché la Spagna si ripeta ci sono tutti: sulla carte, dietro il Brasile, favorito designato un po’ da tutti, c’è la Spagna, ed il partire in seconda fila non è poi così male. Del resto, basi pensare all’Europeo del 2012, quando si considerava concluso il ciclo d’oro delle furie rosse, che hanno poi stravinto la competizione, matando l’Italia di Prandelli, in finale, per 4 – 0. Altro che crisi, la Spagna c’è ancora ed a Brasile 2014 potrà fare, senza ombra di dubbio, la voce grossa.