“Grazie per il sogno che ci avete fatto vivere, ma ora si cambia“. Dopo l’eliminazione shock la Spagna si scopre ferita anche per la pessima figura, il tonfo inatteso, ma la reazione, almeno tra la gente, trova il modo per non criminalizzare la Roja, i suoi idoli e il marchese Vicente del Bosque. “E’ andata male per colpa nostra – riconoscono tifosi e commentatori -. Dovevamo cambiare. Ora si volta pagina“. Non è scattato il linciaggio ai calciatori che non rischiano di trovare le barricate quando sbarcheranno all’aeroporto madrileno di Barajas (ma un insuccesso con l’Australia potrebbe cambiare gli umori). “Il calcio è sempre uno sport” ripetono i tifosi iberici, che ora assicurano sosterranno l’Italia “che ha giocato una gran partita con gli inglesi“. Si cerca di minimizzare e metabolizzare la batosta, ma non si riesce a nascondere la delusione. “No, non c’è vergogna“. Prima del Cile anche nelle telecronache di altri incontri si ripeteva spesso “Roja, si puede“; modificato in un autoironico “no se puede” dopo il 2-0 di Aranguiz. Le rubriche sportive sono lo specchio del Paese, non solo calcistico. Juan Carlos ha abdicato ed era una garanzia; Felipe VI è giovane, merita fiducia; le Furie rosse dei due europei e di un mondiale meritano rispetto, ma hanno fatto il loro tempo e devono lasciare spazio ai giovani, anche con lo stesso Del Bosque. “Non è lui il problema“, dicono alcuni media, anche se c’è una buona parte che auspica un cambio anche sulla panchina. “Abbiamo perso perché troppi giocatori sono arrivati spompati e appagati ai mondiali“, chiosa Fernandez, tifoso del Barca. “La finale madrilena di Champions è stata storica, ma Real e Atletico sono stati spremuti fino al midollo“, sostiene José il quale, fino a due mesi fa era convinto di due cose: decima e mondiale. Ne ha presa solo una. Sono mancate le forze, più che la voglia di vincere. Forse anche il gioco, sostiene qualcuno, ma la filosofia deve restare la stessa. E non sono pochi quelli che a Xabi Alonso – il quale a nome della squadra chiede scusa per la brutta eliminazione – rispondono: “Non dovete vergognarvi. Ci avete regatato sei anni da favola“. E riaffiora l’orgoglio ferito: “Siamo sempre campioni d’Europa e vogliamo restarlo“.