E’ ben noto al pubblico italiano ed a gran parte di quello europeo Roy Hodgson (68 anni), Ct dell’Inghilterra. Personaggio popolare e in un certo modo caratteristico, Hodgson, prima di diventare un affermato allenatore, ha tentato la carriera di calciatore professionista, senza però fare chissà quali mirabilie. Dopo aver militato nelle giovanili del Crystal Palace, la sua carriera si è infatti dipanata infatti tra club di categoria inferiore, come il Gravesend and Northfleet. Ben diverso il percorso che ha conosciuto Roy, una volta appese le scarpette al chiodo.
Nel 1976, ad appena 29 anni, Hodgson viene nominato tecnico dell’Halmstad, in Svezia. La sua chiamata non vèvista di buon occhio da gran parte degli addetti ai lavori, che non esitano a pronosticare una repentina retrocessione alla squadra. Le cose vanno in realtà ben diversamente, con l’Halmstad che, tra lo stupore generale, vince addirittura il campionato. E’ un’impresa leggendaria, della quale si parla ancora oggi in terra scandinava. Un’impresa che viene bissata nel 1979, una stagione prima dell’addio di Hodgson al club svedese.
Il tecnico torna a quel punto in patria, al Bristol City. Inizialmente accetta il ruolo di assistente, salvo essere poi nominato prima guida. Il feeling con la terra d’Albione, però, continua a non sbocciare e per Hodgson è inevitabile andare incontro al richiamo della Svezia. Prima viene l’Orebro, poi il Malmoe, alla cui guida ottiene altri e prestigiosi successi: cinque Allsvenskan (così era chiamato il campionato regolare), due coppe di Svezia e due titoli nazionali, assegnati dopo playoff.
Esaurito il proprio ciclo vincente al Malmoe, Hodgson si trasferisce in Svizzera al Neuchatel e, pur non vincendo nulla, si conquista la stima degli elvetici. Non a caso nel 1992 viene nominato Ct della Svizzera che, sotto la sua guida, si qualifica al Mondiale di Usa ’94, dove arriva al secondo turno, esibendo qualche buona individualità come il portiere Pascolo, passato poi per il Cagliari, e l’attaccante Sutter. La fine della storia con la nazionale rossocrociata avvenne prima di Euro ’96, nonostante la qualificazione alla rassegna continentale.
E’ qui che entra l’Italia nella vita di Hodgson, diventato allenatore dell’Inter, che porta in finale di Coppa Uefa, persa però contro lo Schalke 04. Qui diventa un idolo della Gialappa’s Band di Mai Dire Gol e, nello specifico, si ricorda un episodio che lo vede, suo malgrado, protagonista di una involontaria gag con il compianto Maurizio Mosca, che accusa esplicitamente Hodgson di essere principale rovina dell’Inter, avendo tra le altre cose avallato la cessione di Roberto Carlos.
Dopo il biennio in nerazzurro l’allenatore inglese si rigioca la carta inglese, stavolta al Blackburn, venendo licenziato molto presto. Quindi c’è un breve ritorno all’Inter e poi ancora un anno al Grasshoppers. In seguito vince il campionato danese alla guida del Copenaghen e, nel 2001, rientra nel Belpaese, stavolta all’Udinese. Un’esperienza, quella in Friuli, durata molto poco e culminata nell’esonero. E’ la prima di una serie più o meno lunga di momenti poco soddisfacenti per la vita professionale di Hodgson: cacciato dalla guida degli Emirati Arabi Uniti, si trasfersce al Viking in Norvegia per poi accettare di allenare la Finlandia, fallendo però l’accesso ad Euro 2008.
A seguire Moratti lo chiama per la terza volta, affidandogli un ruolo di rappresentanza nell’Inter e, poco dopo, Hodgson ha l’ennesima opportunità di riscattarsi in patria: a concedergliela è il Fulham, con cui in tre anni fa buone cose, tra cui una finale di Europa League persa contro l’Atletico Madrid. L’egregio lavoro svolto in quel di Londra gli spalaca le porte del Liverpool, con cui firma un triennale mai portato a termine causa dimissioni abbastanza precoci. Riparte dal West Bromwich Albion e, nel maggio 2012, gli viene conferito l’incarico di Ct dell’Inghilterra.
Ad Euro 2012 gli inglesi sono eliminati ai quarti di finale dall’Italia mentre ai Mondiali del 2014 non vanno oltre il primo girone. Nonostante ciò la Federazione ha voluto confermargli la fiducia e lui ha adesso l’ultima possibilità di rifarsi, in quel di Euro 2016, cui la nazionale britannica si è qualificata facendo 30 punti in dieci partite. Hodgson non è in verità amatissimo in Inghilterra, tutt’altro, anche e soprattutto a causa dei risultati altalenanti che ha collezionato in Terra d’Albione. Altri passi falsi, probabilmente, non gli verranno perdonati.
