Il fatto che la maggior parte dei nostri stadi siano obsoleti e da rifare da capo, non rappresenta certo una novità. E i numeri, che non mentono mai, non fanno altro che confermare questa triste realtà. Che viene accentuata se il confronto viene fatto con la patria europea degli impianti all’avanguardia, ovvero l’Inghilterra. Veri e propri gioielli di proprietà dei club, che possono essere vissuti dai tifosi sette giorni su sette, e non solo in occasione del match della domenica. Un esempio che solo Juventus, Udinese e poche altre sono riuscite a seguire nel nostro campionato. I dati forniti da ‘insideworldfootball.com’ e ‘panorama.it’ sono davvero impietosi: nelle prime otto giornate della Premier League, si è registrato un tasso di riempimento degli stadi del 94,8%.
Una percentuale altissima, a conferma dell’ottimo stato di salute di cui gode il calcio inglese. I top club come Arsenal, Manchester City e Chelsea, hanno avuto lo stadio quasi sempre pieno con una percentuale del 99%. Meglio di loro solo lo Stoke City, dove al Bet365 Stadium i posti vuoti sono stati solo 42. Nel complesso sono ben otto le società che possono vantare una capienza superiore al 90% e, insieme alle quattro già citate, ci sono Liverpool, Crystal Palace, Bournemouth e West Brom. Invece nella nostra Serie A il load factor, ossia l’indice di riempimento di uno stadio, dopo otto giornate si attesta a un magro 58,68%. La Juventus è la società con la percentuale più alta (95,38%), segue il Cagliari con 88% e poi il Pescara con una capienza del 75%. Dati negativi per gli altri top club del calcio italiano, con la Lazio ultima e ferma al 25,87%. Insomma, siamo alla preistoria rispetto al resto del calcio continentale.