La storia di Massimo Ferrero, detto “Er viperetta”: dal patteggiamento per bancarotta alla vita da ultrà

Le scarpe bicolore e la pochette blucerchiata sventolata in tribuna hanno colto nel segno. Perchè con quelle sciarpe un pò così, quei modi un po’ così per chi ha visto come è fatta Genova, Massimo Ferrero, il più pittoresco, diretto, spiazzante presidente della storia della Sampdoria si è goduto ieri sera la soddisfazione più grande vincendo il derby contro il Genoa al primo colpo. “Ho provato una grande gioia, ma ora testa e gambe alla prossima sfida contro l’Atalanta” ha detto a commento della vittoria in una giornata di lavoro ma anche di relax con un pranzo in famiglia.

Intercettato dall’emittente genovese Telenord all’uscita di un ristorante, avvolto da un bandierone blucerchiato ha esibito tranquillità: “mi sono svegliato come tutte le mattine, grazie a Dio. Non sono agitato, sono solo un tifoso della mia squadra”. Che ama già alla follia: “i tifosi sanno che sono uno di loro – ha spiegato – li amo profondamente perchè fanno parte integrante della Samp”. Con una battuta ha liquidato le polemiche genoane sulla regolarità del gol vincente: “le domande fatele a loro, non sono la persona adatta”. Oggi Ferrero si è risvegliato a Genova e ha pensato che solo pochi mesi fa tutto questo gli sarebbe sembrato un sogno. Riuscire a comprare la squadra di calcio della famiglia Garrone, irrompere con quello stile naif nella città più British della seria A e, superati stupore e scetticismo, vincere. Addirittura essere, per una notte, terzo in classifica dietro alle due più grandi.

Ne ha fatta di strada Ferrero e comunque dovesse finire questa nuova avventura, di sicuro vincere il derby al primo colpo è un trofeo che si mette in bacheca e via. Dal padre controllore sugli autobus e dalla madre che aveva un banco a piazza Vittorio a Roma, il presidente blucerchiato ha preso le doti che lo hanno reso vincente. Non aveva una lira e odiava studiare scrivono i suoi ‘biografi’, ma ieri ha lasciato di stucco tanti benpensanti genovesi genoani. Nessuno dal campo avverso rossoblù avrebbe scommesso di vederlo già trionfante. “Non ho paura di nessuno e mando a quel paese chiunque” avrebbe detto. Anche per questo Monica Vitti lo chiamò Er Viperetta quando la difese prendendo a schiaffi un tale che la molestava. Oggi ha 62 anni e 5 figli e possiede 60 sale cinematografiche. E la Sampdoria, acquistata in estate lo stesso giorno in cui ha ottenuto il patteggiamento a un anno e 10 mesi per la bancarotta della compagnia aerea Livingston. Ha prodotto film di Bertolucci, Tinto Brass e Marco Risi e oggi mette i titoli dei film sulle maglie della Samp. Che sta imparando a conoscere soprattutto ascoltando Sinisa Mihajlovic, “l’allenatore più forte”. Rimasto alla Samp dopo un intenso faccia faccia con “er viperetta”. Scelta vincente.