Continua il programma con ‘La Storia Amaranto’ appuntamento che ormai da qualche giorno tiene compagnia ai tifosi della Reggina, protagonista della giornata la coppia di comici ‘Auspici e Polimeni’, presenti tanti ex calciatori ma anche attuali dirigenti ed allenatore, il club amaranto non sta attraversando un momento entusiasmante, annaspa nelle zone basse delle classifica ma soprattutto incerto è il futuro del club amaranto dopo l’addio del presidente Praticò. Tanti i personaggi prestigiosi presenti, dall’ex calciatore Tonino Martino, storico calciatore e protagonista della prima promozione della Reggina in Serie A con la rete decisiva nella gara contro il Torino, Sergio Campolo ma anche gli attuali protagonisti della Reggina, dal dirigente Massimo Taibi, all’allenatore Roberto Cevoli fino all’ex calciatore nel recente passato Ivan Castiglia. Primi momenti emozionanti, consegnata una targa in ricordo di Antonio Ferrara, tifoso della Reggina morto qualche giorno fa dopo una malattia, presente il figlio Michele ed il fratello Giorgio. “Grazie a questo mondo che è stato al nostro fianco in questo momento difficile”, sono le parole commoventi da parte del fratello.
Poi parola ai protagonisti, inizia il dirigente ed ex portiere Massimo Taibi: “il coro Taibi vola? Non era il massimo, non rinviato benissimo. Era una cosa straordinaria, si sentiva almeno 15-20 volte a partita. Anche in allenamento giocavi in attacco? Ci provavo già da prima del gol, giocavo in attacco, è nato per scherzo, dopo il gol ho smesso perché mi imbarazzavo. Mi sentivo una pressione altissima. Gli episodi sul Sant’Agata? Sempre tanta gente, si faceva fatica anche ad arrivare con le macchine, io utilizzavo lo scooter”. Poi è il turno del tecnico Roberto Cevoli: “società storica con valori, una famiglia, è ricordata, è apprezzata in tutta Italia, i tifosi della Reggina hanno qualcosa di diverso rispetto agli altri, il calore è particolare, la famiglia è il miglior termine per definire la Reggina. Serve programmazione, costruire lo zoccolo duro per provare a raggiungere dei risultati. Ci sono i margini per costruire un progetto con Cevoli? Ho il contratto di un anno, si può fare tutto, bisogna capire i programmi della società e vedere se si può costruire qualcosa. Foti era il presidente ma si occupava di tutto, Gabriele Martino era una figura di supporto. Foti era un dirigente avanti agli altri ed il Sant’Agata rappresenta la testimonianza più importante”.
Sergio Campolo, ex centrocampista della Reggina: “il Sant’Agata è la casa della Reggina, perché adesso non c’è più fa fila per vedere la partita? E’ scemato l’entusiasmo e poi c’è grande crisi anche in generale in Italia. E’ venuto meno l’entusiasmo per il calcio, quelli della Reggina sono tifosi particolari, è importante ripartire. Serve l’aiuto di tutta la città e della Provincia, serve unire le forze. Vorrei tornare a risentire parlare della curva più bella del Mondo ma serve un progetto serio”. L’attuale centrocampista della Triestina Ivan Castiglia: “la Reggina mi è servita tantissimo, ho fatto una carriera discreta grazie alla Reggina. Io non mi sento cosentino ma reggino, sono cresciuto a Reggio, mi hanno trattato sempre come un figlio”.
Francesco Marino ex attaccante: “la Reggina è una famiglia, da professionista ho anche dato qualche dolore, quando ho giocato per la Reggina ho dato il massimo, ottimi e bellissimi ricordi. Il calciatore più matto? Criniti. Ho avuto la fortuna di giocare con Roberto Baggio. Bisogna ricostruire, non è facile, tante realtà importanti sono fallite, è un momento di transizione. Vogliamo rivedere questa squadra in Serie B”. Tonino Martino: il gol di Torino e la prima storica promozione in A: “pensavo a tutta quella gente e sono corso da loro. Ho fatto tutto con il cuore, tensione altissima già dalla sera prima del match. Vi svelo un retroscena, andiamo a trovare Poli, una nube di fumo, fumava ininterrottamente, ho corso con il cuore dopo il gol, era per il pubblico che aspettava quella gioia. Poli? Era un leader silenzioso, ho ammirato questa sua voglia di Reggina, il capitano era Giacchetta ma anche Poli. Eravamo una famiglia. Maurizio Poli è la Reggina. Ho fatto tanti ruoli per la squadra ma l’importante era dare tutto. La differenza l’ha fatta l’ambiente. Ogni problema veniva risolto all’interno dello spogliatoio”.







