“La squalifica per il morso a Chiellini e’ stata difficile da accettare. Ma uno sa che quando sbaglia deve chiedere scusa”. Intervistato dal “Guardian” in occasione della sua autobiografia “Crossing The Line. My story”, Luis Suarez torna su alcuni episodi che hanno macchiato la sua immagine, su tutti quello all’ultimo Mondiale in Italia-Uruguay che gli e’ costato un lungo stop. “Ma il Luis che vedete in campo non ha niente a che fare con quello fuori, che e’ molto tranquillo, un padre di famiglia, un marito – spiega – A volte, dentro il campo, si fanno gesti che non sono adeguati ma non mi vedo come invece mi descrive molta gente”. L’attaccante del Barcellona spiega che dietro i suoi morsi c’e’ “l’espressione di una forma di impotenza. In altri casi ci sono giocatori che rompono una gamba o il naso o feriscono l’avversario al volto, che e’ peggio del mordere”. Suarez, infine, non ci sta a passare per razzista e simulatore. “Mi hanno accusato di essere razzista senza prove, e’ questo quello che mi fa male. Evra? Ogni cultura ha il suo modo di parlare. In Uruguay puoi dare del negro a una persona in qualunque momento e non essere razzista. A Evra dissi solamente ‘negro’ ma non ha niente a che fare col razzismo. Mica l’ho accusato per avermi detto ‘sudamericano’ e non denuncio nessuno se lo fa o se insulta mia madre. Sono cose che nel calcio succedono milioni di volte. E per quanto riguarda le simulazioni, che si vada a vedere quanti cartellini ho ricevuto”.
Suarez prova a difendersi, ma toppa: “a Evra dissi solamente ‘negro’!”