La partita giocata per la presidenza in Figc era molto complessa e andava ben oltre il valore della persona di Carlo Tavecchio, le sue gaffe sulle banane e i calciatori africani e quelle sulle donne (a suo dire poco abili nel calcio). Sotto traccia lo scontro vero e proprio che si e’ consumato e’ stato tra Sky e quella parte del mondo del calcio che non intendeva cedere all’emittente satellitare il ruolo di “king maker”, dal momento che la posta in gioco saranno i diritti televisivi e la possibilita’ di negoziare una vera esclusiva per gli anni a venire. Da una parte Mediaset con Adriano Galliani, ad del Milan, e il presidente della Lazio Claudio Lotito e dall’altra i “nuovi” Andrea Agnelli e la Roma di James Pallotta. In questo contesto si e’ consumata una guerra sotto traccia che oggi “rischia” di mettere seriamente in discussione il ruolo avuto in questi anni da Murdoch sul mercato italiano: nessuna esclusiva vera e propria e fuori dalla Champions League fino al 2019. Troppo per non temere contraccolpi in termini di abbonati e quote di mercato pubblicitario. Un documento interno a Sky, reso noto nei giorni scorsi, subito dopo la burrascosa assegnazione dei diritti tv per il triennio 2015-2018 per quasi un miliardo di euro, parlava della necessita’ di rinnovare il calcio italiano e accennava a temi di etica e trasparenza. “Il calcio italiano non ha realizzato appieno il valore del proprio prodotto, in larga parte a causa di una regolamentazione intrusiva, volta a limitare l’esclusiva dei diritti”, assertiva la piattaforma satellitare aggiungendo che “a differenza i quanto e’ accaduto nei principali paesi europei, il sistema del calcio italiano non ha beneficiato del ‘premio’ associato al valore che l’esclusiva determina per i broadcaster, ne’ ha beneficiato della possibile concorrenza fra esclusive”. Concludendo come, in altre parole, le risorse delle pay tv siano state utilizzate, ad oggi, “per perpetrare il funzionamento di un sistema inefficiente, la cui sostenibilita’ di lungo periodo potrebbe essere seriamente compromessa”.