L’Italia chiede la testa del Presidente della FIGC Carlo Tavecchio dopo la mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali di Russia 2018, ma in realtà l’antipatia della pancia del Paese per il n° 1 della federazione sportiva più popolare d’Italia è vecchia di anni. Già più volte, con pretesti più o meno campati in aria, gli avversari e i detrattori di Tavecchio gli avevano chiesto di farsi da parte. Ma perché il Presidente della Federazione risulta così antipatico? E come mai ci sono tante persone che credono che la mancata qualificazione dei Mondiali sia colpa sua (!!!) e soprattutto che con le sue dimissioni si potrebbero risolvere tutti i problemi? Contro Tavecchio scandalizza persino chi di calcio non capisce nulla, non lo segue e non l’ha mai seguito…
Eppure basterebbe conoscere un po’ la storia e snocciolare i fatti per evidenziare come in realtà Tavecchio sia uno dei migliori Presidenti di sempre della FIGC, per quello che ha fatto e non certo per quello che ha detto. Ma l’Italia radical-chic ha individuato il suo nuovo bersaglio: Tavecchio è un uomo semplice, ingenuo, popolare. Se vogliamo anche un po’ rozzo: viene dal basso e s’è fatto da solo. Conosce il calcio e l’economia meglio di tanti altri incravattati che sulle panchine più lussuose e nei Ministeri più importanti d’Italia e d’Europa fanno danni ineguagliabili. Da quando Tavecchio è arrivato in Federazione, sta provando a svoltare il calcio italiano dopo la fallimentare gestione di Giancarlo Abete, ricco figlio di papà e filojuventino sfegatato, presidente della FIGC dal 2007 al giugno 2014. Sono tutte lì le basi del disastro di oggi: campionati professionistici zeppi di club che non riescono a pagare gli stipendi, estati contraddistinte da ripescaggi e penalizzazioni, mercato senza regole con club che vanno a pescare stranieri dalle dubbiose qualità senza valorizzare il Made in Italy.
Poi è arrivato Tavecchio, che ha vinto le elezioni raccogliendo il consenso degli addetti ai lavori scelto dalle menti più sane che avevano capito come si stava precipitando verso il baratro. E’ un uomo semplice, ingenuo, diretto e zeppo di contenuti Tavecchio. Tanto è genuino quanto ha le idee chiare per riportare il calcio italiano sulla retta via, e ha tutta la voglia di farlo da ultrasettantenne ancora giovane nel cervello, appassionato di sport e natura tanto che ancora pratica varie attività all’aperto con l’entusiasmo di un ragazzino. Il problema, però, è che Tavecchio è basso, rude, cicciottello, stempiato. E all’Italia radical-chic, pronta a farsi inculare col sorriso da dirigenti alti, biondi e con gli occhi azzurri, Tavecchio non piace per questo. Perché è brutto e fa le gaffe.
Provate a chiedere alla gente che è in stanza con voi mentre leggete quest’articolo, perchè Tavecchio dovrebbe dimettersi. “Perchè l’Italia non è andata ai Mondiali“, la risposta meno scandalosa che potreste ricevere. Ma la débâcle Azzurra per i Mondiali è tutta tecnica: non è certo il Presidente della FIGC a fare la formazione o convocare i calciatori. Tavecchio, sui risultati della Nazionale, ha meno responsabilità rispetto alle responsabilità dei Presidenti di club sui risultati della loro squadra, perchè loro almeno i calciatori li scelgono, li vendono e li comprano mettendoli a disposizione dell’allenatore di turno. Per le Nazionali, invece, l’allenatore fa tutto da solo: sceglie i suoi giocatori, li fa giocare come dice lui, e nel caso di Ventura ha avuto dalla FIGC carta bianca anche su collaboratori, stage e ogni altra attività per costruire la Nazionale a sua immagine e somiglianza. No, per l’eliminazione dai Mondiali Tavecchio non c’entra proprio niente.
“Eh ma fa quelle gaffe assurde“, vi diranno. Appunto, le gaffe. Parliamo di apparenza, non di sostanza. La prima, nel 2014, è stata la famosissima “Opti Poba“, che nell’Italia radical-chic in cui non si vede l’ora di dare del “razzista” a qualcuno, ha provocato un vero e proprio terremoto. Eppure Tavecchio si presentava facendo un esempio, sicuramente ingenuo ma diretto e comprensibile da tutti, illustrando proprio il punto fondamentale del proprio programma, assolutamente condivisibile: meno stranieri nei club di serie A, e più italiani. Se, infatti, l’Italia è fuori dai Mondiali, è anche perché i nostri top club danno sempre meno spazio ai talenti italiani, preferendogli stranieri dalle dubbie qualità. E allora che c’è di male quanto Tavecchio ci ironizza su’ centrando il problema? Ma anziché apprezzarlo per quello che ha detto, per il messaggio sacrosanto che ha voluto inviare, l’Italia radical-chic s’è scagliata contro per come l’ha detto, impuntandosi sulla forma anziché badare alla sostanza.
Poi c’è la “lap dance negli stadi“. Vedi sopra: che c’è di male? Anzi: il problema del nostro calcio è proprio quello di avere impianti vetusti, utilizzati in modo vetusto rispetto a come accade nel resto d’Europa. Gli stadi devono diventare teatro ideale per ospitare intere famiglie, per intere giornate, a corredo dell’evento sportivo che diventa solo un tassello dell’impianto tra attività commerciali, cinema, ristoranti, bar e, perchè no, anche una discoteca post-partita. Altro che gaffe, quindi: è il programma vincente di Tavecchio, che in poco più di tre anni ha ottenuto risultati straordinari. Prima di tutto la Var, con l’Italia capofila d’innovazione nel mondo per l’introduzione della tecnologia per la moviola in campo. Dapprima con la gol-line tecnology, adesso anche con l’assistente virtuale per l’arbitro: è il successo più grande della nostra Federazione. Ma non l’unico: c’è lo zampino di Tavecchio anche nella riforma approvata dall’esecutivo UEFA su pressione della FIGC per il nuovo ranking che da questa stagione “restituisce” all’Italia le 4 squadre in Champions League.
Tavecchio, inoltre, è stato il fautore del grande marchingegno economico che ha consentito alla Nazionale di permettersi un allenatore importantissimo (ma costosissimo) come Antonio Conte, ottenendo un risultato eccezionale come quello dell’Europeo 2016 in cui una Nazionale ancora poco talentuosa (sicuramente molto meno rispetto a quella attuale), ha dato lezioni di calcio a grandi big come Belgio e Spagna ed è finita eliminata soltanto dalla Germania campione del mondo in carica, ai calci di rigore. Eppure nessuno un anno e mezzo fa proponeva un “premio” per Tavecchio, protagonista assoluto di quel successo italiano. Perchè, quindi, oggi dovrebbe essere lui il colpevole?
Tavecchio, oltre a risanare i bilanci della FIGC, è riuscito anche a varare il tetto delle rose con il numero di italiani provenienti dal vivaio come primo passo per le riforme interne, quelle più importanti ma anche più difficili perchè vanno a contrastare diritti acquisiti e lobby di potere. Sono le norme sul fair play finanziario, il lancio dei centri federali, la riduzione della serie A e della serie B a 18 squadre e della serie C a 40 squadre. Significa 2 club in meno in serie A, 4 in meno in serie B e 20 in meno in serie C: l’unica strada corretta per dare maggior spazio alla Nazionale, ed evitare le vergognose situazioni che ogni anno compromettono la credibilità del calcio italiano con fallimenti, ripescaggi, stipendi non pagati e penalizzazioni.
Tra le lobby più avverse a Tavecchio c’è quella dei calciatori rappresentate da Tommasi: loro sì che sono alti, belli e nonostante l’ignoranza che in genere li contraddistingue, riescono solitamente a trovare sempre un rappresentante che si presenta bene, veste elegante e parla forbito. Quindi piacciono all’Italia radical-chic, anche se i loro contenuti sono imbarazzanti. Difendono i “diritti” di persone che finiscono per “lavorare” (allenarsi) 4-5 ore al giorno e si rifiutano di farlo complessivamente per otto ore, come proposto dall’ultima riforma di Tavecchio. E non è una questione di soldi, perché su questo i calciatori hanno ragione: i milionari sono pochi, e la categoria va comunque tutelata. Proprio per tutelarla bisogna ridurre il numero di club professionistici, evitando la presenza di tante società-carogna con presidenti farabutti abili soltanto a vendere illusioni.
La battaglia di Tavecchio è l’unica strada per evitare nuovi Manenti e prevenire scandali come quelli delle scommesse, che di anno in anno si ripetono in modo particolare nei campionati minori. Ecco perchè soltanto in pochi hanno capito che senza Tavecchio qui viene giù tutto il sistema calcio italiano. Senza Tavecchio avranno il via libera tutti i mascalzoni che lo contrastano per interesse, per poter continuare a fare i loro porci comodi, per inventarsi un alibi e far saltare in aria la Var che ci sta regalando un campionato bellissimo, finalmente giusto, onesto, leale e (guarda caso), molto più aperto ed equilibrato. Senza Tavecchio salteranno le riforme per i centri federali, per la riduzione delle squadre professionistiche, per il fair play finanziario e i bonus alle squadre che valorizzano i talenti italiani con benefici economici ai club che hanno i vivai da cui nascono i calciatori migliori. Non è un caso che Infantino si sia sempre schierato dalla sua parte.
Se siete ancora in quella stanza, potete chiedere ai tanti detrattori di Tavecchio che certamente vi circonderanno, quali sono i contenuti che portano avanti gli avversari di Tavecchio. Li conosce qualcuno? E’ soltanto in atto una battaglia di potere tra chi vuole cambiare il mondo del calcio e chi invece continuare a lasciare tutto così com’è. Chi vuole cambiarlo ha il volto paffutello, pochi capelli, 74 anni e un linguaggio semplice e ingenuo. I contenuti migliori, ma all’Italia radical-chic che guarda solo l’apparenza interessano poco. Meglio farsi inculare col sorriso da quelli belli, alti e con gli occhi azzurri.