L’attaccante del Toro, Andrea Belotti, a dicembre – e, precisamente, il 20 – compirà 22 anni.
Un giocatore, dunque, con ancora tutta una vita calcistica davanti, pronto a sorprendere non solo i tifosi granata ma anche il presidente del club, Urbano Cairo che, per averlo, in estate sborsò una cifra pari ad 8 milioni di euro. Eppure, il giovane ex Palermo – nonostante le sue indiscutibili qualità – ancora non è riuscito a sbloccarsi.
“La soluzione è crederci, crederci sempre – ha detto l’ex bomber del Toro, Paolo Pulici, dalle pagine di “TuttoSport” -. Non perdere mai la fiducia, quando le cose non vanno bene. E non smarrire la modestia, quando invece tutto gira per il meglio. L’arroganza fa danni, quando ti credi di essere diventato un fenomeno. L’umiltà e la positività invece ti consentono di farti trovare sempre pronto. L’aspetto psicologico è fondamentale per mantenere l’equilibrio in ogni frangente della carriera, nella giostra degli alti e bassi inevitabili che lo sport regala. Belotti ha indubbie qualità, è in progresso, si sbloccherà, segnerà il primo gol e tutto diverrà d’incanto più facile. Ma il calcio ha le sue esigenze. E l’Abc è il lavoro, l’allenamento quotidiano. Ripetere all’infinito i tiri in porta, per esempio, è un esercizio utile sempre, a qualsiasi età, a 15 come a 21 anni, o a 30. Se tutti i giorni alla fine del lavoro collettivo ti metti a tirare altre 20 volte in porta, per dire, alleni il piede e la testa, alleni l’intuito e curi l’abitudine al gesto tecnico, la naturalezza della conclusione. E ci guadagni eccome, tutto ti torna in partita sotto forma di forma mentale, di predisposizione: quando magari ti capita una sola occasione in 90 minuti, altro che 20 tiri, e devi anche colpire la palla a occhi chiusi. Per me era così, è stato così”.